Un insolito cimitero

Chi si accinge a entrare in un cimitero, di solito, lo fa portando nel suo cuore dolore, rimpianti e un profondo rispetto per la sacralità del luogo.

Il cimitero ebraico di Praga (in ceco Starý Židovský Hřbitov), fondato in epoca medioevale (1439), oltre a suscitare questi profondi sentimenti, trasmette una forte suggestione dovuta al suo particolare aspetto.

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Percorso all’interno del cimitero

Vi si accede tramite la sinagoga Pinkas e si percorre uno stretto vialetto lastricato che si snoda tra le tombe e accompagna il visitatore attraverso varie aree del cimitero, dove sono sepolte personalità eminenti della comunità ebraica. L’area, ombreggiata da alti sambuchi, non è pianeggiante e lo sguardo si perde in dei sali e scendi attraverso piccole colline e dislivelli di cui è punteggiata. Infatti, per vari secoli la comunità ebraica della città doveva seppellire i suoi morti solo in questo luogo. Le dimensioni odierne sono, approssimativamente, quelle della fase più antica, perché il cimitero non poteva ampliarsi maggiormente e svilupparsi oltre il suo muro perimetrale. A rendere la situazione più gravosa vi era l’usanza, tutt’oggi in vigore, del divieto assoluto per gli ebrei di riesumare i defunti, pena un gravissimo sacrilegio. Per tutta la durata del suo utilizzo, quindi, si provvide alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe. In alcuni punti si formarono, pertanto, fino a nove livelli di sepolture. Le lapidi erano staccate dal suolo, era accumulata della terra per una nuova sepoltura e la vecchia stele era risistemata accanto alla nuova. In questo modo, non avevano più una corrispondenza diretta con il defunto al quale appartenevano e per il quale erano state scolpite come simbolo di eterna memoria. Nel cimitero ce ne sono circa 12.000, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre 100.000 ebrei. Dato quest’ultimo che, ovviamente, non può e non potrà essere confermato.

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Simbolo delle mani per identificare il defunto

Le lapidi storte, consumate dal tempo e appoggiate l’una all’altra, danno un aspetto decadente e suggestivo al luogo. Sono, principalmente, di arenaria ma i più facoltosi se ne potevano permettere una di marmo. Ognuna ha il proprio stile che va dal tardo gotico al barocco. Al posto del ritratto, vietato dalla religione ebraica, per identificare il defunto si usava scolpirvi in rilievo dei simboli che indicavano la professione o il nome di famiglia dello stesso: troviamo forbici per i sarti, pinzette per i medici, mani benedicenti per i rabbini e animali per coloro il cui cognome richiamava mammiferi, volatili ecc…

Non si può lasciare il vialetto poiché una corda, con la quale lo stesso è delimitato, separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Lungo il percorso, però, ci si trova di fronte sia la lapide più antica appartenente ad Avigdor Kara (1439), che quella più recente di Moses Beck (1787). Tra le tombe più importanti del cimitero, invece, vi è il sarcofago di Jehuda Liwa Ben Becalel, detto Rabbi Loew (1520-1609). Quest’ultimo, vissuto nel XVI secolo e all’epoca in cui vi erano continue aggressioni per gli ebrei della città, decise di proteggere i suoi concittadini creando il gigante Golem che, secondo la Cabala, poteva essere generato dall’argilla che si trovava sulle rive del fiume Moldava. Lo portò in vita recitando un particolare incantesimo in lingua ebraica e gli scrisse la parola “emet” (verità) sulla fronte. Secondo il suo auspicio, avrebbe obbedito a ogni ordine e avrebbe aiutato e protetto la popolazione del Ghetto ebraico. Col tempo, però, si fece più grande e più violento uccidendo e seminando il terrore nella comunità. A Rabbi Loew fu promesso che la violenza contro gli ebrei sarebbe cessata se il Golem fosse stato distrutto. Il Rabbino assecondò la richiesta. Eliminando la prima lettera dalla parola “emet” e facendola, così, diventare “met” (morte), fu tolta la vita al Golem. Secondo un’altra leggenda lasciando biglietti o sassi sulla lapide di Rabbi Loew si avverano i nostri più ardenti desideri.

Chi di voi ha in programma di visitare la città di Praga non potrà, quindi, fare a meno di visitare questo luogo. Per informazioni circa gli orari ed il costo dei biglietti di entrata visitate questo sito internet.

L’avventura continua….seguici su Viaggiare è, per sua forma, esistere.

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11 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Pasquale D.
    Ago 26, 2014 @ 09:46:59

    Grande articolo scritto da una amica che considero una fonte di ispirazione e un mito da raggiungere.
    Pasquale apprendista blogger di viaggi

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  2. Paola
    Ago 24, 2014 @ 13:44:38

    Anche a me piace visitare i cimiteri quando visito per la prima volta un nuovo Paese, si comprendono molti aspetti della tradizione e della cultura del luogo.
    Ho visitato quel cimitero di Praga e mi affascinavano quei sassolini e rotolini di carta che contenevano dei pensieri o desideri, la vedevo come una forma di comunicazione con il defunto e quindi dare una forma di continuità alla loro esistenza….. Bello i tuo approfondimento…complimenti

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    • francescacolantoni
      Ago 24, 2014 @ 16:20:11

      Ciao Paola, grazie per il tuo complimento. Io devo confessare che quando vado in un’altro paese non visito i cimiteri a meno che non siano segnalati come particolari e suggestivi. Questo e, in particolare, la sua struttura con tantissime lapidi attaccate l’una all’altra ha reso la visita molto commovente e suggestiva. Condivido appieno il sentimento suscitato in te dai sassolini e rotolini di carta che mi ha fatto stringere il cuore.

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  3. elia sulli
    Ago 22, 2014 @ 20:37:47

    Scritto molto bene, complimenti, molto suggestivo

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  4. Paolo Di Blasio
    Ago 22, 2014 @ 12:59:12

    E’ particolare il fatto che ti sia occupata di cimiteri ma apprezzo molto questo articolo fatto bene quasi con maestria e che evoca tempi andati e persone defunte. Brava un bel articolo profondo.

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  5. francescacolantoni
    Ago 22, 2014 @ 12:29:44

    Ciao Pasquale grazie per il complimento 🙂

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  6. Pasquale D.
    Ago 22, 2014 @ 12:15:45

    wow bellissimo articolo, complimenti
    Pasquale

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