Ginjinha e Saudade

I can’t get no satisfaction

I can’t get no satisfaction

Cause I try and I try and I try and I try

I can’t get no, I can’t get no……

(Rolling Stone, (I Can’t Get No) Satisfaction, 1965)

Seduta su una panchina di marmo, un po’ appartata, in Largo de Sao Domingo, mi deliziavo con la scena di un ragazzo che, accompagnato dalle note sprigionatesi dalla chitarra del suo amico, andando avanti e indietro e muovendo le mani a tempo di musica, allietava la permanenza degli avventori stanti, poco fuori un minuscolo bar. La sua bravura era imbarazzante e aveva catturato in poco tempo l’attenzione di tutti i presenti.

A Ginjinha, registada

A Ginjinha, registada

Questo bar al civico 8 del medesimo largo, tra la Piazza del Rossio e quella da Figueira, è un localino estremamente piccolo chiamato “A Ginjinha, registada”, la cui entrata si trova tra un cappellificio e un altro negozio indecifrabile e anonimo (che spesso cambia attività). Dall’entrata, decorata su entrambi i lati da vecchie decorazioni d’antan, ci si trova in un sol passo al bancone ricoperto da una superficie di alluminio un po’ ammaccata. Dietro di esso, un signore attempato serve esclusivamente la Ginjia o Ginjinha, liquore tipico di Lisbona, Obidos e Alcobaca. Nel 1840 un monaco galiziano, Francisco Espinheira, ebbe l’idea di lasciare in infusione nell’acquavite le amarene (Prunus cerasus austera, la ciliegia Morello) con zucchero, acqua e cannella. L’intenzione era creare un preparato terapeutico che curasse una serie di malanni, ma la mistura funzionò più come liquore per appassionati bevitori, che come toccasana. Questo esercizio fu il primo a commercializzarla. Un’altra leggenda narra che il nome Ginja deriva da un pagliaccio che, intorno al 1890, recitava nel vicino teatro Coliseu. Prima di esibirsi entrava nei bar della zona e chiedeva più volte da bere, pur di sciogliere la tensione che lo assillava. Un giorno fece per caso un elisir squisito: nacque così la Ginjinha.

Decorazioni d'antan

Decorazione d’antan

Il mio piede cominciò a muoversi a tempo di musica e, presa da una curiosità irrefrenabile, mi alzai e, canticchiando, mi avvicinai al bar per provare, in quella serata di fine settembre, questo liquore. Servito in un piccolo bicchierino di plastica bianca, sul cui fondo vi sono tre ciliegie, non una di più o di meno, è venduto al costo di 1,00 euro l’uno.

Le riflessioni che l’alcol induce sull’animo umano sono state descritte fin dai tempi più antichi e sono svariate. Non si stenta, quindi, a credere che dopo averne bevuto qualche bicchierino, si potesse acuire nei Lisboetas, che salpavano verso nuove terre alla ricerca di un futuro migliore o che restavano ad attendere le notizie e il ritorno dei loro cari, quel sentimento di saudade (tristezza e nostalgia) tipico di questo paese.

Se avete ecceduto con la Ginjinha, non vi preoccupate: la pavimentazione di Piazza del Rossio non ondeggia sotto i vostri piedi, è solo l’effetto “onda”, realizzato appositamente. Gli inglesi, infatti, ai quali si sa piace il bere, hanno soprannominato la piazza: Rolling Motion Square!

Decorazione d'antan

Decorazione d’antan

Il gusto, alquanto robusto, non lasciava purtroppo avvertire il sapore della ciliegia e, come ebbi modo di costatare qualche giorno dopo, questa non era e non è la più buona Ginjia di Lisbona. Nei bar del quartiere Alfama se ne può bere una più amabile, con sapore persistente e in cui spicca inconfondibilmente la ciliegia, come elemento imprescindibile di questa ricetta. Si chiama Algarfina, Azieda Alenquer Portugal e una bottiglia è venduta a 17,00 euro.

Vi sono altri due locali in cui potrete assaggiarla: uno si trova in Rua das Portas de Santo Antão n°7 ed è la Ginjinha Sem Rival-Eduardino (exclusivo), marca registada; l’altro, la Ginjinja Rubi (fondata nel 1931), è in Rua de Bairros Queirós n°27.

Se avete riportato con voi una o più bottiglie dall’ultimo viaggio in Portogallo, ma sono finite, non disperate questa è la ricetta per produrla in casa: 1 kg di zucchero, 1 kg di ciliegie Morello, 2,5 l di brandy e 1 bastoncino di cannella. Togliete i gambi (ma non i noccioli) dalle ciliegie, lavatele e asciugatele. Mettete le ciliegie in un recipiente, aggiungere lo zucchero, la stecca di cannella e versate abbastanza brandy da coprire le ciliegie. Chiudete il barattolo ermeticamente. Conservate la miscela in un luogo buio, agitando ogni giorno per la prima settimana, poi lasciatela riposare per tre mesi fino a quando i sapori sono pienamente incorporati nell’alcol. Ora la Ginjia è pronta da bere, ma sarà meglio aspettare un anno se si vuole un gusto eccellente. Servite con alcune amarene sul fondo di ogni bicchiere.

Decorazione d'antan

Decorazione d’antan

La Ginjinha oggi ha anche il suo sito internet con una sola pagina che recita: “Amo-te ginjinha” e “nao ha amor come o primerio, apaixone-se pela original” (amo te gingjinha” “non c’è nessun amore come il primo, ci s’innamora solo dell’originale).

Album con foto.

L’avventura continua….seguici su Viaggiare è, per sua forma, esistere.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Massi
    Gen 16, 2015 @ 16:19:24

    Un racconto così ti fa sentire il sapore della ginjinha 😛

    Liked by 2 people

    Rispondi

  2. elia sulli
    Gen 16, 2015 @ 11:49:50

    che buona!!!!!!!!!!!

    Liked by 1 persona

    Rispondi

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