Galleria Nazionale dell’Umbria: quello che non ti aspetti

 

Ferri da cialda

Ferri da cialda

Sarebbe facile elencare gli artisti i cui maggiori capolavori sono custoditi all’interno delle 40 sale, disposte su due piani, della Galleria Nazionale dell’Umbria (Perugia). Le opere, che vanno dal XII al XVIII secolo, sono tra le più significative dell’Italia centrale e la fama di questi artisti ha oramai valicato i nostri confini. Vorrei dedicare questo spazio, perciò, ad un manufatto collocato tra le arti minori e che trova, per ovvie ragioni, poco spazio sotto i riflettori: il ferro da cialda (sala 20).

I ferri da cialda sono degli utensili domestici diffusi in più regioni italiane, a cominciare dalla Toscana, ma soltanto a Perugia raggiunsero una considerevole qualità artistica. Questi strumenti erano utilizzati per cuocere ostie o cialde: sfoglie dolci, a volte ripiene di mandorle, noci e nocciole tritate che venivano servite durante i pranzi ufficiali, in particolare in occasione di matrimoni o dell’assunzione dell’abito religioso. I ferri che vedete nella foto sono databili tra la metà del Quattrocento e la fine del secolo successivo; di grande rilievo quello dell’Orefice perugino del 1491 e quello di Francesco di Valeriano detto il Roscetto, che il raffinato cesello qualifica come veri e propri manufatti artistici. Il più antico ferro per ostie oggi noto risale al 1152 (Torgiano, Museo del Vino); oltre a testimoniare l’origine liturgica di questi utensili domestici, fornisce la più antica attestazione dell’uso eucaristico della particola (ostia), invece del pane. Nell’antichità, infatti, i pani venivano preparati utilizzando stampi in pietra (a Cartagine fu trovato quello più antico risalente al VI secolo), terracotta o bronzo, ma già alla fine del IV secolo era nata in Oriente l’esigenza di uniformare con appositi strumenti le oblata (ostia) in pani rotondi e piatti. S. Epifanio, morto nel 403 d.C., fu il primo a fare degli accenni su questo tipo di pane rotondo: “Hoc est enim rotundae formae”. Anche in Occidente le ostie, dopo il V secolo, assunsero la forma arrotondata, ma di diametro superiore e di spessore notevolmente maggiore di quelle odierne. Fu soltanto con il XII secolo che si cominciarono a preparare per il popolo delle piccole ostie, inizialmente con ferri lisci, poi con ferri sempre più finemente decorati. Alla fine del Trecento si passò dal loro uso strettamente religioso, appannaggio unicamente di monasteri e conventi, a quello profano, come strumento per la preparazione di cialde da servire per le feste. Le tecniche di esecuzione dei ferri, inizialmente, erano simili a quelle per la realizzazione delle monete: con un piccolo punzone venivano incise le linee dei reticoli geometrici, mentre con un bulino si imprimevano tagli cuneiformi e motivi semicircolari. Con la fine del XV secolo, grazie al rinnovato interesse per l’araldica, la lavorazione dei ferri divenne più raffinata e questi oggetti di uso quotidiano furono equiparati alle oreficerie. Il repertorio figurativo dei ferri da cialde risulta generalmente molto vario e, oltre a motivi geometrico-vegetali di gusto classicheggiante, formule augurali e motti, in occasione di matrimoni figurano sovente gli stemmi delle due famiglie sponsali e talvolta quelli dell’incisore. Dalla metà del Quattrocento si diffuse anche il trigramma bernardiniano (IHS), particolarmente in uso per tutto il periodo della Controriforma.

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