Quando il tutto è dentro di me

 

Quella mattina mi svegliò il canto del muezzin. 
Era dicembre ma a Ras Nungwi faceva parecchio caldo.
Sentivo quella voce penetrante arrivare con leggerezza e forza, vibrare alta e giungere fino alla nostra camera. 
Le finestre sul terrazzo esterno, di legno mogano scuro erano spalancate sul florido patio.
Neanche un filo d’ aria entrava, ma il rumore delle termiti che lavoravano il soffitto lo sentivo bene…
Era tutta notte che zampettavano… mordicchiavano. 
E io sotto la zanzariera , nuda, sudata, quasi sveglia, con una gran voglia di incominciare la giornata ..…ascoltavo.

Il cielo era buio ancora tanto scuro, ingioiellato da una vera collana lucente di stelle.
Semi cosciente pensai che dovevo andare al mare. 
Subito !
Sollevai piano la zanzariera , presi una bottiglia di acqua, infilai il pareo bianco con dipinti i Maasai variopinti e a piedi nudi, dopo un bacio  al mio IVO dissi:  ciao io esco.

La risposta fu un mix di sonno e sorpresa: ma dove vai a quest’ora? 
Vado in spiaggia, questa è l ‘ora migliore. 
L ‘ora dei sognatori, dei romantici che amano ascoltare le onde in solitaria. 
È  davvero l’ ora più bella, dove la notte si incarna ancora nella Luna regina.
Dove il giorno non è arrivato, ma presto velocemente, verrà.
Perché è col dormiveglia che colgo le sensazioni più dolci, dopo gli ultimi attimi di buio tutto si trasforma, prende luce e ha un altro forma  o gusto. 
E’ l ‘ora giusta per me….  questo importava.

Feci con calma… volevo solo salutare il sole , che tra un pò avrebbe preso il posto delle stelle  e origliare la danza delle onde, avvolte nelle sfumature di bianco e nero.
Con questi pensieri uscii dalla room n. 233 di quel  My Blue Hotel che stava a ridosso della spiaggia, con le sue palme inghirlandate dalle lucine di Natale. 
Ovunque lampade a led gialle rosse verdi lampeggiavano volgarmente intorno ai tronchi. Così ridicole , così poco spirituali, così avvinghiate al legno, dalla base andavano su su su fino alla cima della pianta.
All’interno del villaggio questa era la realtà. 
Con cocktail, Bbq , il piano bar , coi guardiani che portavano valigie,  gli israeliani canterini, gli italiani chiacchierini, gli sdrai occupati già al mattino,  gli ombrelloni di paglia secca, tutto un fermento.  Il pensiero predominante di chiunque era munirsi di repellente per zanzare , creme solari a protezione alta o avere l’asciugacapelli in camera. 

Ma questo non era quello che volevo io….
Io cercavo un’altra quotidianità, sorprendente, più inaspettata.
Quella che stava fuori da li.
Quella reale, in contatto col mio vero Afro Mondo.
QUESTO DESIDERAVO PER IL MIO QUASI NATALE ALL’EQUATORE….

Uscendo un guardiano avvertì i miei passi e subito chiamò :  Jambo, tutto ok?
Mambo poa tutto ok ,vado al mare.
Lui rincorrendomi riprese : Jambo italiana ok?  E due ..
Si Jambo, è ok, ma non seguirmi !
invece quello pedinava passetto dopo passetto.
Niente , glielo dovetti ribadire  4 volte che volevo starmene da sola.
Proprio vero che la Solitudine a volte non ha prezzo, alla fine per fortuna ritornò alla reception.

Giunta a riva fissai l’orizzonte del mare confondersi con la linea del cielo. 
Si distinguevano i due per una sola differenza : le stelle.
Cosi Vicine, simili a perle che fluttuano o a fertili grappoli celesti.
La tranquillità di quel soffitto di astri alleggeriva la mia testa.
Una quasi alba priva di rumore, con le luminosità giuste, dove ogni Respiro Preghiera e Pensiero assumono un significato profondo, più interiore, speciale.
Ipnotizzata dalle stelle  alzavo la mano come a toccarle, così perfette per giocarci. 

In quella calma pre-mattino un’altra sagoma si avvicinò.
Giungeva da lontano.
Danzava sulla spiaggia come un serpente striscia lungo la sabbia.
Era alto, elegante, snello, nero, con quel suo abito Maasai purpureo e cangiante.
Un velo rosso a cappuccio, un velo blu sulle spalle, un altro velo rosso a mò di gonnella per coprire le gambe lunghe. 
Lo riconobbi dalla grossa collana che indossava. 
L’avevo visto tutti i giorni quel Maasai. 
In tutte le nostre mattinate era presente. 
C’ era nei ritratti dei tramonti seppiati e alle chiacchierate notturne . 
Ci ritrovammo, per caso o per destino, a spartire l’ ultima alba Zanzibarina. 
Procedeva piano piano e questo suo intercedere pacato, morbido rendeva ancor più l’ idea di lui. 

Mentre il sole atterrava gradualmente tra le nuvole rosee, Lui avanzava confondendosi con l’oro ai suoi piedi, marciando con naturalezza, dritto, sempre pole pole.
Da certi buchi entravano e uscivano i granchi o rotolavano dei piccoli paguri, Lui li scansava con le ciabatte di gomma bianca , buffe con la punta all’ insù. 
Da lontano sollevò la mano, dipinse il suo sorriso alle labbra,  proprio come fece il primo giorno quando lo incontrai e non lo conoscevo ancora. 

10 giorni prima non sapevo nulla di lui.
Non sapevo della sua famiglia, del villaggio, non lo conoscevo fino a quando lui si raccontò.
Amava parlare, starsene in piedi, descrivere concentrato il senso dei canti maasai , intensi, cosi gonfi di tribalità,  come volesse farci arrivare un messaggio di antropologico mistero. 
Voleva metterci in contatto con la loro realtà nera e a me piaceva ascoltarlo.
Enunciava animandosi con la danza.
Teneva il tempo e la musica lo esaltava. 
Raccontava orgoglioso dei balli che la sua gente fa con gli occhi, il battito dei piedi, quel tac tac dei denti , i salti di gruppo, le braccia in alto, le gambe in elevazione, le caviglie che cadono perfette al suolo, l’eleganza di una danza ancestrale che veniva da lontano.
E Mai avrei pensato che in quei pochi giorni, mi raccontasse tanto di sè .

Appena comparve, capii si sarebbe fermato anche quella volta…. 
Aveva male alla gamba, per questo non saltava , non nuotava, non sforzava mai. 
Appoggiandosi al bastone si fermò davanti a me… e zac, lo infilzò a terra.
Poi si sedette al mio fianco e gli sorrisi a mia volta.
Non toglieva mai gli occhiali da sole.  Li indossava pure a quell’ora insolita.
Sollevò la gonnella e fece risaltare gli alti parastinchi bianchi,  fatti di perline che gli coprivano le gambe. Spostò il mantello mettendo in bella mostra i tantissimi bracciali rotondi, intrecciati, tutti bianchi, come i suoi denti. 
Il sorriso tenero lo aveva costante, di giorno, di notte, sia negli occhi che sulle labbra.

Ma quella mattina di aria fresca …all’ alba … tutto era diverso …. 
Attaccò subito a chiedere, senza nemmeno salutare.

Allora Sasà cosa porti a casa di Zanzibar?
Ero cosi assorta che all ‘inizio non feci caso alla domanda. 
Maasai gli risposi .. non incominciare , dovremmo parlare dopo, io sto aspettando il sole…
Intuivo la sua curiosità ma lui insisteva. 
Si, ok, aspettiamo insieme il sole….però tu intanto dimmi cosa porti a casa di Zanzibar?
Non gli posso mica rispondere due volte col silenzio, pensai. 
E allora dissi istintivamente “TUTTO”  pensando di zittirlo!
Ah Si …… ma TUTTO Cosa ? tutto non vuol dire niente Saby ?!
Era Curioso, incalzante, vicino e ostinato come al solito. 
TUTTO MASAI!

Ma aveva ragione Lui.
Anche se il momento non era il più opportuno per far domande, quelle erano le nostre ultime ore insieme, poi non ci saremmo mai più visti e lui voleva sapere, condividere ancora.

Io per tutto, intendevo davvero  “TUTTO”
Forse non mi credeva, cosi cercai le parole giuste dentro me, per raccontandogliele con l’affetto che gli spettava. 

Nel mio TUTTO racchiudevo la ricchezza delle anime, il brutale, la povertà materiale, i sorrisi , la spiritualità, le mani che ti cercano, gli abbracci ricevuti e mai chiesti, i baci dati, la gente luminosa , i modi gentili che incontri, come sempre per la strada alle bancarelle e nei posti più impensati.

Parlandogli, chiusi gli occhi e mi arrivò tutta la gioia dei bambini incrociati nella scuola deserta che disegnavano mappe geografiche sui muri con dei gessetti  minuscoli.
Cosi come l’avvenenza dei visi radiosi e stanchi delle fanciulle dagli occhi sottili , cosi piene di 
Leggiadria, che lavavano panni all’ombra , che affettavano frutta, che intrecciavano palme secche, che infilavano per ore ed ore lunghi fili di perline e bracciali creando ad arte quei gioielli che infine vengono svenduti a pochi dollari al bianco turista.

La cosa che più mi ha Conquistata è stata davvero la DISPONIBILITÀ UMANA!
il fattore umano espresso in ogni forma. 

Ma lui proseguì incalzante : Allora adesso chiudo gli occhi anch’io e tu vai avanti a parlare ok.

Nel mio TUTTO arrivò con quell’altro senso di benessere, quando nuotai  coi delfini negli atolli sperduti del nord , a Pemba a Kiwenga a Nakupenda, una delle emozioni più spensierate , massime e di totale libertà.
Mi porto a casa l’allegria dell’isola vivace, ricca d’energia , i suoi paesaggi che mi son rimasti impressi. 
Un’esplosione di colori , di odori,  il profumo delle spezie che condiscono l’ aria; le fragranze del cumino coriandolo e cannella, le macchie gialle del safran sulle mani e sul viso, l’unto vermiglio del trucco naturale delle bacche fresche appena raccolte.
E ancora, le rosse strade sterrate, lunghe e polverose, senza semafori ne marcia piedi, con i bufali al posto delle macchine e quei banchetti di frutta sistemati in modo geometricamente perfetto, tra i campi inariditi, altri prati verdeggianti , torreggianti palme di cocco, metri lineari di chiodi di garofano stesi a terra su grette stuoie ad essiccare, le antiche architetture , gli hammam e le galere schiaviste di Stone Town. 

Rimasi un pò in silenzio me lo ricordo bene!  Pure lui stava zitto.

Memore la giornata precisa in cui abbiamo regalato alle donne quei  sacchi di riso e zucchero comprati al mercato vicino al Bububu… insieme a Ivo Sara e Andrea persone speciali dai cuori giganti . 
Ero incantata a guardarle quelle vecchie capitane di un intero villaggio di 200 anime, incastonato oltre la ferrovia, immerso nel verde , cosi felice e tanto povero.  Quelle guerriere veterane correvano alle capanne, sbattevano usci  spostando stoffe appese, aprivano forni recuperando contenitori sacchi secchi pentole vasi giganti e piccoli bicchieri da riempire con lo zucchero e la farina , nostri regali succulenti ed inaspettati. 
Avevano infilato in meno di 5 minuti , una ad una 122 – dico centoventidue contate- pentole per recuperare il dono della gentilezza di 4 bianchi-muzungu sconosciuti.
Pensavo ad Ali che ci ha accompagnato ridendo e spiegando e ai nostri ricchi giorni condivisi.

Mi porto a casa quel senso percepito di AMORE E DI RISPETTO, di come ci si prende ancora cura degli anziani della tribù,  che a loro volta hanno cura dei bambini del villaggio, perché i genitori assenti vanno lontano, al lavoro per intere settimane, di come si stima un santone che pratica il vudu, di come si onorano gli orari e i rituali nelle moschee.

Mi porto via gli schiamazzi e la vigorosità del  fish market locale, visitato con Balotelli, delle grasse risate di quando gli omaccioni mi urlavano nelle orecchie i prezzi del pesce, il mio tenergli testa naso a fronte a quegli maschi duri con mani callose e coltellacci appesi ai fianchi , dai sorrisi spensierati…
Insomma, dentro immagazzino ogni singolo istante, movimento, incontro, gesto, pensiero…  con o senza fotografie, porto TUTTO a casa con me.

LUI Alzò il ciglio da furbetto e riprese dicendo :
E il tuo mare, non lo porti via con Te?
Ma a questa domanda risposi secca ….. TU non te ne stai zitto mai , nemmeno oggi che è la nostra ultima alba insieme. 
No Maasai il mare non me lo porto a casa, non mi ci sta proprio.
IL MARE LO LASCIO A TE!
E lui sdraiato con le gambe volanti si sbellicava e mi rideva in faccia.

In realtà mi piaceva farlo ridacchiare quindi me ne stavo zitta a guardarlo.
In realtà aveva ragione… lui.
Sapeva bene che mi portavo via un bel pezzo di oceano dalle acque incontaminate, le sabbie borotalco, le nuvole cariche di bianco che impreziosiscono le coste. 
Il mare delle stelle giganti, delle lingue di sabbia che galleggiano e scompaiono a filo orizzonte, dei delfini cantanti, i granchietti dispettosi e le maledette meduse rosa invisibili , il corallo rossiccio seminascosto tra rocce scure e alghe verdi ,  i gruppi di pesci volanti , le tartarughe centenarie giganti .. e noi che gli facevamo il solletico sotto al collo.
Quel mare che ogni mattina regalava gusci conchiglie gioielli monili naturali di ogni colore e grandezza . 
Quel mare che adoro!

E allora gli dissi : senti Maasai  Ti faccio io 2 domande ok ! 
secondo te, di chi è davvero questo Mondo?
e soprattutto qual’è il mio Mondo?

Ribatté facile : IL TUO MONDO È QUELLO CHE SCEGLI TU, CARA SABY !
Mai risposta fu più centrata.
Poi proseguì fulmineo : mi spiace che oggi vai a casa, davvero . 
MA NO….IO SONO GIA’ A CASA !  Gli replicai
Lui rise ancora,  proferendo solo un morbido GRAZIE AFRICANO.

Alla fine di tante parole, siamo rimasti in completo silenzio.
Abbiamo congedato la luna piena che a sua volta salutò gradualmente il mare.
Sempre insieme abbiamo osservato la nascita del sole in diretta, un gran privilegio.
Due anime finalmente silenziose, con Davanti “solo” il mare intero, che sbatte nel cielo, con nuove luci. Quelle naturali, fatte di bellezza, di buone vibrazioni e di musica dentro.
Quella fu l’ultima alba in cui ci siamo persi.

I viaggi sono solo momenti di vita. 
Ma un posto che amo o un amico che abbraccio, quelle si che sono le vere gioie che proteggo sempre e che capitano raramente. 
Sono i miei veri punti di forza, nel cammino.
Bisogna essere forti e aver predisposto il cuore perché Tutto venga via con me.
Perché quando il TUTTO poi mi manca, è meraviglioso ma terribile al tempo stesso !!
Devo essere brava ogni volta a trovare il momento giusto per cogliere e portare via ciò che non ha forma , ne odore, ne dimensione. Devo starci attenta.
Sentire e trattenere solo l’immenso Spirito e continuare a ringraziare ed essere grata di ogni eventuale emozione.

Oggi a casa, non salto come una Maasai, anzi. 
Ma sono vestita di tutto rosso, wow , mi piaccio un sacco in rosso !
Tocco i miei braccialetti di perline colorate che ho al polso per sapere che non ho sognato.
E’ stato come sempre un sogno reale, perché sono carica di bellezza e dentro sono piena di gioie. 

BUONA AFRICA ( MA SOLO A CHI  LA AMA IN TUTTO !) 

“CHE LA GIOIA SIA SEMPRE PADRONE DEL TUO CUORE”  (proverbio Maasai) 

JAMBO Y NAKUPENDA

(Saby Brambilla, Zanzibar-Dicembre 2015)

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