Libri

Qui di seguito trovate libri di carattere generale, ci sono poi delle sottosezioni divise per paese. Buona lettura 🙂

-Il giro del mondo in 80 libri http://www.chelliana.it/documenti/viaggi20dic2011.pdf


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Antonio TabucchiViaggi e altri viaggi“: i molti viaggi da lui intrapresi sono stati fatti, afferma, per il puro gusto di viaggiare e non, come invece capita a molti altri scrittori, per riuscire ad avere del materiale su cui scrivere: “Sono un viaggiatore che non ha mai fatto viaggi per scriverne, cosa che mi è sempre parsa stolta. Sarebbe come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere un libro sull’amore.” Le pagine più belle sono quelle narrative, in cui Tabucchi racconta. Il libro non solo rappresenta o riflette, ma consiglia anche. Consiglia quel ristorante-trattoria, quell’albergo, quel luogo, quel dettaglio. C’è poi la parte in cui Tabucchi riflette sul viaggiare, che è il filo interiore che raccoglie gli articoli nati da viaggi. Scrive: “un luogo non è mai solo quel luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati (…)”. Perciò afferma: “Scoprirli è come esplorare gli insondabili abissi dell’animo umano, con le infinite gradazioni dei sentimenti che ci nutrono, dalla tolleranza al rancore, dall’odio alla vendetta al perdono, dal tenero amore filiale fino alla passione piu’ furibonda”. In un viaggio che si snoda dall’India al Brasile, dal Messico all’Italia e al suo tanto amato Portogallo la voce di Antonio Tabucchi ci insegna che il viaggio non è mai solo la semplice scoperta di un luogo. Il viaggio è andare, sostare, ripartire. Il viaggio è la capacità di osservare durante la sosta il mondo attorno a noi e di riuscire a ricollegare le persone ai luoghi. Un viaggio è fatto di persone, nomi, case, residenza ma anche di libri e racconti.

(fonti: http://www.sololibri.net/Viaggi-e-altri-viaggi-Antonio.html;  http://recensione.blogspot.it/2010/12/viaggi-e-altri-viaggi-di-antonio.html)


Luca PingitoreFinchè c’è visto c’è speranza“: il libro espone una raccolta di resoconti di molti viaggi fatti dall’autore, attraversando l’Europa, e di molte avventure da lui vissute alla ricerca della semplicità e contro ogni pregiudizio. Afferma l’autore: “Come Cristoforo Colombo voleva raggiungere le Indie passando da ovest, la mia utopia è quella di ritornare in Europa passando da est“.

(fonte: https://www.facebook.com/154762324578917/photos/pb.154762324578917.-2207520000.1434559112./154762557912227/?type=1&theater)


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Federico PaceSenza volo“: è un insieme di storie e viaggi per provare a capire meglio come si colma una distanza. Un modo per riscattare la paura del volo e trasformarla in qualcosa di molto di più. Per chi vuole smettere di inquinare. Senza usare mai alcun velivolo si recupera il viaggio di terra e di mare. Dalla Transiberiana al “postale” lungo i fiordi di Norvegia. Dai viaggi in bus da una costa all’altra dell’America ai giri in bici in Danimarca. Dal Kungsleden in Lapponia all’Appia antica. Ci si libera per sempre dalla noia e dall’alienazione del volo. Per chi è stanco dei viaggi mordi e fuggi. Per chi vuole vedere i paesaggi, le città e i paesi. Per chi vuole ascoltare la natura, scoprire i fiumi, i monti perduti e quei territori di mezzo a cui non si presta alcuna attenzione. Quello che c’è in serbo fuori dalle rotte delle linee low-cost. I luoghi dove si pensava di non potere mai arrivare. I modi per muoversi da un luogo all’altro impiegando il tempo necessario per osservare, conoscere e vivere. Ogni singolo capitolo del libro svela i segreti di un mezzo di trasporto e le tante specie in cui si diversifica. I pregi e gli inevitabili difetti. I viaggi possibili e quelli impossibili. Tra riferimenti cinematografici, rimandi letterari e testimonianze, i percorsi storici e le nuove vie. Storie di viaggiatori “inadeguati e insoliti”. Da Julio Cortazar a Anna Maria Ortese. Da Josef Koudelka a Bruce Davidson. Da Franz Kafka a Werner Herzog.

(fonte: http://senzavolo.it/libro)


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Paolo RumizE’ Oriente“: “Mi chiedo se la forza del racconto non nasca nell’uomo da millenni di cammino, se il narrare (assieme al cantare) non nasca dall’andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più.Dalle Alpi svizzere al Salento, da Vienna al Mar Nero, dalla crosta delle montagne alle pianure incise dal serpente del Danubio, un lungo viaggio, anzi una serie di viaggi, per imparare a guardare e a sentire la spalla orientale dell’Europa. Il volume raccoglie scritti editi e inediti del reporter italiano, in cui convivono gusto per il viaggio e per l’andare (attraversando paesaggi, incontrando uomini, sondando umori), la fascinazione del racconto e della parola. 

(fonte: http://www.ibs.it/code/9788807880452/rumiz-paolo/e-oriente.html)


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Bruce ChatwinAnatomia dell’irrequietezza“: il manifesto dell’anima e dell’inquietudine di Bruce Chatwin, attraverso una raccolta di scritti, lettere, recensioni, racconti. Non solo viaggio, però: l’irrequietezza è prima di tutto uno stato del cuore, e trova tante forme di espressione e protesta contro il comune senso della stabilità e della sedentarietà. La necessità di un posto “dove appendere il cappello” è contrapposta all’impossibilità di scrivere se non in movimento, stimolato e scosso da mille immagini: l’avventura del viaggio come dimensione della dinamicità umana, che non soltanto allarga la mente, ma “le dà forma”, è vista in opposizione ai viaggi fittizi delle droghe, nei quali si rifugia l’anima di chi non riesce a muoversi. Perché, come affermava Pascal Notre nature est dans le muovement e l’uomo è un animale che ha bisogno di camminare, per curare la solitudine, e soddisfare il suo bisogno di crescita, alimentando occhi e mente. Sono tanti e caleidoscopici i livelli dell’irrequietezza che emergono dalla penna di Bruce Chatwin: dal racconto della miseria di Timbuctù, al fascino ricco e aristocratico della Torre Rezzoni in Toscana, dove l’autore amava ritirarsi a scrivere; dai racconti africani di iniziazione all’amore e alla vita, alla nascita di un appartamento nel centro di Londra; dalla dissertazione sull’”alternativa nomade” al ritratto della personalità eccentrica di Curzio Malaparte, artistica presenza in quel di Capri. Il filo conduttore è la necessità dell’uomo di accettare il cambiamento, il mutamento, dei luoghi, del corpo, o dell’anima. Perché l’uomo prodotto della civiltà – cioè della società che vive in città – ha dimenticato come si cammina, come ci si nutre di diversità e di cambiamento. Vive l’abbandono del senso di scoperta, e si nutre di palliativi, di stratagemmi utili solo a mascherare il suo spirito di fallimento e di solitudine, la pena di una ripetitività che non è nella natura dell’essere umano. E che spesso porta l’uomo a crearsi viaggi alternativi e malati attraverso le droghe e l’alcol, per fuggire alla monotonia di una vita senza orizzonti. E’ anche l’esperto d’arte che parla in queste pagine, analizzando il significato e il sentimento alla base di ogni raccolta d’arte: la “moralità delle cose” non è altro che un sistema per escludere gli altri esseri umani, qualcosa di sicuro che non tradisce, un rito personale di autogratificazione e risarcimento dal quale Bruce Chatwin rifuggiva, abituato a non affezionarsi mai agli oggetti e a circondarsi di poco. Vale la pena davvero di ricominciare a camminare, perché, rivela Chatwin, “I viaggi reali sono più efficaci, economici e istruttivi di quelli fittizi”. 

(fonte: Francesca Cingoli http://bloglibri.hoepli.it/dblog/articolo.asp?articolo=186)


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Ibn BattutaI viaggi“: nel 1325 Ibn Battuta, partito da Tangeri 28 anni prima, torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora in uso, dal cavallo al dromedario, dal carro ai più svariati tipi di imbarcazione. Secondo un odierno atlante geografico, ha attraversato l’equivalente di quarantaquattro stati moderni dall’Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall’India alla Cina, incontrando migliaia di persone e prendendo nota dei loro usi e costumi. Tre anni dopo il suo ritorno, un giovane letterato di origine andalusa, Ibn Juzayy, inizia per ordine del sultano ad annotare i ricordi di Ibn Battuta e le sue osservazioni di viaggio, scrivendo cosi uno dei libri più famosi della letteratura araba medievale. 

(fonte: Amazon)


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Ruy González de ClavijoViaggio a Samarcanda 1403-1406. Un ambasciatore spagnolo alla corte di Tamerlano“: il resoconto della missione di Ruy González de Clavijo, scritto al ritorno in Spagna, è un documento storico di notevole importanza e, per il lettore moderno, una straordinaria avventura di viaggio. Lungo un percorso di oltre 20.000 km, tra andata e ritorno, per mare e per terra, vengono descritti con ricchezza di particolari ambienti, personaggi e fatti dei luoghi toccati nelle varie tappe. Nella tratta mediterranea il lettore viene inizialmente portato da Cadice – dove Clavijo s’imbarca il 21 maggio 1403 – alla costa italiana, attraverso le Baleari, le Bocche di Bonifacio, Ponza. Dopo uno scalo a Gaeta il percorso si dirige, passando per Ischia e Capri, verso le isole Eolie – con la descrizione dell’eruzione dello Stromboli – e Messina. Da qui prosegue per il Peloponneso, Rodi, Chio, Costantinopoli e, dopo una sosta di tre mesi nella capitale bizantina per svernare, Trebisonda sul Mar Nero. Da Trebisonda inizia la marcia via terra, lungo la Via della Seta. Clavijo costeggia il monte Ararat, attraversa l’Armenia e la Persia, toccando Soltaniyè, Teheran, Nishapur, valica i deserti del Turkménistan meridionale, e infine l’8 settembre 1404, un anno e mezzo dopo la sua partenza, arriva a Samarcanda, da cui, dopo una sosta di due mesi e mezzo, inizia il viaggio di ritorno.In un mondo in conflitto e denso di pericoli, il lettore rimane sorpreso dall’intensità dei traffici commerciali, dalla natura e la qualità dei prodotti scambiati per migliaia di chilometri, dalla presenza dei mercantili genovesi e veneziani nei porti più lontani del Mar Nero, dalle carovane di centinaia di cammelli sulla Via della Seta che collegavano l’Occidente alla Cina, scambiando non solo merci, ma anche idee, culture, lingue. In questo quadro spicca la figura del “grande signore Timur Beg”, il Tamerlano. Conquistatore spietato e crudele, creatore di un immenso impero nell’Asia centrale, ma nello stesso tempo grande mecenate, promotore di studi storici e filosofici, ospite cortese e generoso, dotato, nonostante l’infermità e l’età avanzata, di un’instancabile curiosità intellettuale.

(fonte: http://www.viella.it/libro/366 )


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Italo CalvinoLe città invisibili“: “Ogni città funziona così: ….sta lì nello spazio compreso tra progetto e sentimento e vive e si forma e si sforma anche grazie all’uso che ciascuno di noi ne fa.


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Paul TherauxIl Tao del Viaggio“: «Da bambino sognavo di andare via di casa, lontano. Avevo in mente l’immagine della fuga, vedevo la mia piccola persona scappare via da sola. Non mi veniva in mente la parola “viaggio”, e neanche il termine “trasformazione”, che in realtà avrebbe definito al meglio le mie aspirazioni, inespresse ma costanti. Volevo trovare un nuovo me stesso in un posto lontano e dedicarmi a cose nuove. Avevo una fede cieca nell’importanza dell’altrove». Per Theroux il viaggio non è fuga da se stessi ma una specie di esame delle nostre capacità di apprendere, resistere, farsi accettare, ma anche, forse, sospendere qualche volta il giudizio. Cita Elias Canetti, l’autore delle “Voci di Marrakech”: “In viaggio l’indignazione rimane a casa. Si ascolta, ci si entusiasma per le cose più spaventose semplicemente perché sono nuove”. Il viaggiatore cerca di conoscersi attraverso il suo peregrinare, ma finisce per conoscere il mondo”. Spiega: “Una delle paure che abbiamo è quella di sapere troppo dell’universo che ci circonda. Viaggiare significa indagare. Ma molti hanno paura di porre le domande. Ecco la differenza tra chi va in vacanza e chi invece viaggia. In vacanza si è timidi, in viaggio sfrontati. In vacanza ci si rilassa, il viaggio è un’esperienza che richiede forza del corpo e curiosità dell’intelletto”.  Paul Theroux festeggia cinquant’anni passati sulle strade di tutto il mondo con una raccolta di scritti sul tema del viaggio tratti dai libri su cui si è formato come lettore e come viaggiatore. Le voci di Vladimir Nabokov, Samuel Johnson, Evelyn Waugh, Charles Dickens, Mark Twain, Bruce Chatwin, Ernest Hemingway, Graham Greene e molti altri si intrecciano a quella dello stesso Theroux su argomenti come la scelta dei compagni di viaggio, il piacere del muoversi in treno, l’adattabilità dell’uomo ai cibi sconosciuti e la perversa attrazione nei confronti dei luoghi inospitali. I brani scelti da Theroux sono una vera e propria storia del viaggio attraverso la letteratura e una conferma della semplice ma inconfutabile verità enunciata da Jack Kerouac: “La strada è vita“.


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Hermann HesseIl viandante“: innumerevoli sono gli scritti in cui Hermann Hesse ha esaltato la poesia del viaggiare attraverso il racconto dei suoi vagabondaggi dalla natia Foresta Nera alle Alpi, dall′amatissima Italia alla lontana Indonesia. Personalissimo modo di viaggiare il suo, dove importante è, più della meta, “l′essere in cammino“, l′essere libero di fermarsi o scendere inaspettatamente dal mezzo di trasporto se qualcosa lo attrae: una guglia lontana, un allegro scampanio, la fuggevole visione di una bionda bellezza… Durante le sue peregrinazioni – nelle più illustri città d′arte come nel più sperduto villaggio alpino – Hesse è continuamente alla ricerca di quei valori sostanziali che gli permettono di collegare il mondo esterno con il proprio mondo interiore, di ritrovare verità antiche sotto sembianze nuove, in una parola la conferma che l′universo è unità nella molteplicità.


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Alain De BottonL’arte di viaggiare“: Se la nostra esistenza si svolge all’insegna della ricerca della felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa — completa di tutto il suo ardore e di tutti i suoi paradossi. Benché in maniera indiretta, infatti, i viaggi contengono una chiave di lettura del senso della vita che va oltre le costrizioni imposte dal lavoro e dalla lotta per la sopravvivenza; ciononostante raramente vengono considerati stimolanti sul piano filosofico poiché sembrano richiedere considerazioni di ordine eminentemente pratico. Veniamo così inondati di consigli sul dove, ma poco o nulla ci viene domandato circa il come e il perché del nostro andare. Eppure l’arte di viaggiare pone una serie di interrogativi nient’affatto semplici o banali, e il cui studio potrebbe modestamente contribuire alla comprensione di ciò che i filosofi greci indicavano con la bella espressione eudaimonia, ovvero felicità. (…) C’è ancora chi pensa che viaggiare <<per piacere>> sia una cosa semplice. Basta avere un po’ di tempo, un po’ di soldi e un paio di buoni indirizzi. Ma stiamo cominciando a capire che, come la maggior parte delle attività, viaggiare è in realtà un’arte, che trae vantaggio dalla riflessione e dalla pratica sistematica. Non nasciamo sapendo come si fa, e senza esperienza cadiamo nelle trappole più ovvie. In quasi tutti i paesi ricchi del mondo, si viaggia in massa solo da mezzo secolo. Quindi c’è poco da stupirsi se solo oggi stiamo imparando a metterci in viaggio con una saggezza e un’attenzione che i nostri genitori non avevano. (…) Pensate ai pellegrinaggi e al modo in cui un tempo le religioni organizzavano i viaggi. Viaggiare significava entrare in un mondo che avrebbe dovuto curare qualche nostra afflizione. Può sembrare un’aspettativa esagerata ma ci ricorda uno degli scopi del viaggio che spesso ci sfugge: si viaggia per guarire. Per andare a trovare in un altro paese qualcosa – una filosofia o un atteggiamento verso la vita – che nel nostro non abbiamo. In futuro, le agenzie non ci chiederanno più dove vogliamo andare, cercheranno di capire cosa vogliamo cambiare di noi stessi. (…) Viaggiamo per trovare qualcosa di esotico che ci è necessario. Un tempo esotismo significava gonnellini di paglia e artigianato locale. Ma in realtà dovrebbe significare qualcosa che non ci è familiare e che è importante per la nostra crescita. Stiamo imparando come strutturare un viaggio in modo che ci dia ciò che ci manca. Stiamo imparando a renderci conto della nostra complessità e del fatto che un campo da golf e una camera con vista non bastano. In fondo raggiungere il piacere è difficile quanto guadagnare denaro. Dovremmo trattare con maggior rispetto le aspirazioni legate ai nostri viaggi. Viaggiare dovrebbe aiutarci a partorire un io nuovo e migliore.”


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Luca GianottiL’arte del camminare“: in fondo, se ci pensate, non serve nessuna arte per camminare. L’abbiamo imparata da piccoli e non l’abbiamo più scordata. Basta alzarsi, uscire di casa, e mettersi in marcia. Ma per farlo in modo cosciente, occorre qualche premessa, qualche attenzione. L’arte del camminare è rivolto sia a chi non ha mai camminato per più di una giornata, sia a chi già trascorre il suo tempo libero camminando e vuole aggiungere qualcosa al proprio bagaglio di conoscenze. Come preparare uno zaino? Usare o non usare i bastoncini? È possibile dormire serenamente sotto le stelle? Che cos’è la meditazione camminata? Sono solo alcune delle domande cui l’autore risponde in modo chiaro ed esauriente. Questo libro è rivolto a chi vuole partire per un lungo cammino, per esempio andare a Santiago, ma anche a chi vuole fare semplici passeggiate con una maggiore consapevolezza. “Il glaucoma del turista – che vede soltanto ciò che ha già visto in foto o nelle parole di una guida – e la cataratta del pilota – che ci tormenta anche quando non siamo al volante – sono sempre in agguato per confonderci la vista. Andare a piedi non basta, e la lentezza non è solo questione di chilometri all’ora: benvenuto a questo libro, che può curarci lo sguardo”.

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