Palazzetto Zuccari

 

Palazzetto Zuccari: portone d'ingresso su Via Gregoriana.

Palazzetto Zuccari: portone d’ingresso su Via Gregoriana.

 

Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua, dove son faccie horrende elefanti, leoni, orsi e draghi

(Principe Orsini 1552)

Sogno o son desta?

Il viaggiatore attento sarà colto da un moto di meraviglia quando, arrivato in cima a Via Gregoriana, il suo sguardo si poserà su un portone alquanto stravagante.

 

Palazzetto Zuccari: particolare del timpano relativo al portone d'ingresso su Via Gregoriana.

Palazzetto Zuccari: particolare del timpano relativo al portone d’ingresso su Via Gregoriana.

 

La cornice di quest’ultimo, come quelle delle finestre laterali fiancheggianti il medesimo portone d’ingresso, ha l’aspetto di una gigantesca bocca spalancata, con un naso a far da chiave di volta, le guance da cornice laterale e gli occhi con le sopracciglia da timpano. Sono ispirate al Giardino di Bomarzo e legate al fantasioso stile dell’architettura manierista nell’ambito del XVII secolo.

 

Palazzetto Zuccari: finestra laterale fiancheggiante il portone di ingresso su Via Gregoriana.

Palazzetto Zuccari: finestra laterale fiancheggiante il portone di ingresso su Via Gregoriana.

 

Si tratta del portone laterale del Palazzetto Zuccari, situato tra Via Sistina e Via Gregoriana. Fu costruito da Federico Zuccari, un artista la cui fama fu originata dagli affreschi da lui eseguiti all’interno della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Arrivato a Roma per lavorare in città, nel 1590 comprò un terreno con una straordinaria posizione panoramica vicino a Trinità dei Monti e all’interno del quale si trovavano i resti degli antichi giardini romani di Lucullo.

La singolarità e bellezza dell’edificio doveva essere il testimone della grandezza e del successo dell’artista e al contempo erano destinati a sbalordire e spaventare il visitatore, che avrebbe esitato dapprima a oltrepassare la soglia, ma sarebbe stato poi tanto più colpito, per contrasto, dall’incanto paradisiaco del giardino.

Il fascino di questa abitazione rapì anche Gabriele D’Annunzio, che lo immortalò nel romanzo “Il Piacere” nel 1905

Oggi al suo interno vi è la Biblioteca Hertziana, specializzata in Storia dell’Arte.

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