Paul Gaguin

 

Mahana No Atua, 1894 olio su tela-The Art Institute of Chicago

Mahana No Atua, 1894 olio su tela-The Art Institute of Chicago

«Io partirò. Battello che dondoli l’alberatura leva l’ancora verso la natura esotica»

(Mallarmé, Brise marine)

Deluso dagli insuccessi parigini, Paul Gauguin annunciò nel 1890 al pittore Emile Bernard l’intenzione di voler vivere a Tahiti «come un uomo che si ritira dal mondo cosiddetto civile per non frequentare che i cosiddetti selvaggi» (Paul Gauguin, Lettere alla moglie 1994 p.168). Il viaggio da Parigi durò 63 giorni, a causa dei lunghi scali (a Bombay, a Perth, a Melbourne, a Sidney, a Auckland) effettuati lungo il percorso. Il 28 giugno 1891 Gauguin sbarca a Papeete, capoluogo di Tahiti (1891-1893), coronando il sogno lungamente coltivato di fuggire dall’Europa per trovare «la terra promessa…la terra più sana che esista…dove la vita materiale può rinunciare al denaro…Sotto un cielo senza inverno, su un suolo di fecondità meravigliosa, il Tahitiano non ha che da alzare un braccio per cogliere il suo nutrimento. Per questo non lavora mai. E mentre in Europa, uomini e donne, arrivano a soddisfare i loro bisogni solo con fatiche senza posa, mentre lottano con il tormento del freddo e della fame, i Tahitiani, felici abitanti degli ignoti paradisi australiani, conoscono soltanto i piaceri della vita. Per loro la vita è canto e amore». Si presentò al governatore per specificargli la sua condizione di «inviato in missione artistica»; ebbe la sfortuna, due settimane dopo, di apprendere la notizia della morte del re dell’isola, Pomaré V, dal quale sperava di ottenere dei favori particolari: l’amministrazione passava in mani francesi. La capitale Papeete accoglieva soprattutto funzionari francesi e le famiglie dei notabili indigeni: non vi poteva essere, in quel luogo, l’espressione dell’autentica civiltà maori, dei genuini caratteri e dei ritmi vitali degli indigeni non ancora toccati dal dominante influsso coloniale, che potevano essere rintracciati solo nei villaggi più lontani. Perciò, dopo qualche mese, insieme alla sua compagna Titi, si trasferì venti chilometri più lontano, a Pacca; lasciò poi Titi, troppo civilizzata, andando nel villaggio di Mataiea, dove si stabilì in una capanna davanti all’Oceano: in un altro villaggio conobbe la tredicenne Tehura, che accettò di andare a vivere con lui. In Noa-Noa, la profumata – il racconto biografico e romanzato della sua scoperta dell’isola – scrive che «la civiltà mi sta lentamente abbandonando. Comincio a pensare con semplicità, a non avere più odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale e umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, così libero, così bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho più vane preoccupazioni». Dopo un suo breve ritorno a Parigi si trasferì definitivamente a Tahiti (1895-1901), dove concluse la sua vita.

Possa venire il giorno (e forse verrà presto) in cui fuggirò nei boschi di qualche isola dell’Oceania, a vivere d’estasi, di calma e d’arte, circondato da una nuova famiglia, lontano dalla lotta europea per il denaro. Lì a Tahiti potrò ascoltare, nel silenzio delle belle notti tropicali, la dolce musica sussurrante degli slanci del mio cuore in amorosa armonia con gli esseri misteriosi che mi saranno attorno. Finalmente libero, senza preoccupazioni di denaro, potrò amare, cantare e morire” (Paul Gauguin).

Articolo

http://restaurars.altervista.org/noa-noa-il-diario-di-viaggio-di-paul-gauguin/

Le foto sono prese dal web.

Il carnet du voyage

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