Mahmud Darwish

 

PASSAPORTO

Non mi hanno riconosciuto nelle ombre che
han rubato via il colore dal mio passaporto.
La mia ferita hanno aperto
e ne hanno fatto un museo per turisti.
Non mi hanno riconosciuto.
Non lasciare le mie mani senza sole,
perché gli alberi
mi riconoscono.
Mi riconoscono
tutte le canzoni di pioggia.
Non abbandonarmi pallido come la luna.

Tutti gli uccelli hanno seguito
il palmo della mia mano
fino la soglia dell’aeroporto lontano.
Tutti i campi di grano
tutte le prigioni
tutte le tombe bianche
tutte le frontiere
tutti i fazzoletti sventolati
e gli occhi tutti quanti
erano con me
ma loro
li hanno cancellati dal passaporto.

È una vergogna il nome, l’appartenenza?
In una terra che ho coltivato con le mie mani!
Giacobbe oggi ha urlato fino al cielo:
non fare che io sia di nuovo da esempio!
O signori! O signori profeti,
agli alberi non domandate
il loro nome
non chiedete alle valli
di chi sono figlie.

Dalla mia fronte sgorga la spada della luce
e dalle mie dita l’acqua del fiume.
Tutti i cuori degli uomini
sono la mia identità.
Ritiratemi pure questo passaporto.

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