Ibn Battuta

 

Ibn Battuta

Ibn Battuta

Partii solo, senza un compagno di viaggio la cui presenza avrebbe potuto sollevarmi, senza una carovana cui potermi unire, ma spinto da un impulso irresistibile e dal desiderio, a lungo coltivato in cuor mio, di visitare questi nobili santuari. E così, rafforzata di lasciare tutti i miei cari lasciai la mia casa così come gli uccelli lasciano il nido

(Ibn Battuta)

Abd Allāh Muḥammad ibn Baṭṭuṭa è stato uno dei più grandi esploratori e viaggiatori della storia. Nato a Tangeri nel 1304 (epoca della dinastia dei Marinid), da una famiglia di giuristi musulmani, visse nella stessa epoca di Marco Polo ma, ancor oggi, rimane sconosciuto ai più. Attraversò l’equivalente di 44 nazioni in quasi 30 anni: dall’Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall’India alla Cina.

L’opera, che raccoglie i particolari del suo viaggio, è stata scritta al suo ritorno da Ibn Juzayy, giovane scriba di origine andalusa, che, su richiesta del sultano Abu ‘ Inan Faris, inizia ad annotare i ricordi di Ibn Battuta. Quest’ultimo possedeva la capacità di osservazione di un antropologo: registrò molte osservazioni, note e approfondimenti degli usi e costumi riguardanti molti popoli incontrati durante il viaggio. Nel XIX secolo studiosi tedeschi pubblicarono traduzioni di alcune parti dell’opera (Rihla). La traduzione completa, invece, fu fatta tra il 1853 e il 1858 da Defrèmy e Sanguinetti, studiosi francesi, e prese il titolo di: Il Viaggio di Ibn Battuta.

Mappa dei suoi viaggi

Mappa dei suoi viaggi

Nel 1325, a 21 anni, lasciò la città natale per recarsi in pellegrinaggio alla Mecca: “Uscii da Tangeri, mia città natale il giovedì 2 del mese di Rajab 725 (14 giugno 1325) con l’intenzione di fare un pellegrinaggio alla Mecca e di visitare la tomba del Profeta”. Attraversò il Nord Africa fino ad arrivare, otto mesi dopo la partenza, ad Alessandria d’Egitto: qui vide il suo famoso faro, una delle meraviglie del mondo antico. Successivamente si diresse verso il Cairo (la madre di tutti i paesi), che poi descriverà così: “Metropoli del paese, signora di ampie regioni e di fertili terre, conta palazzi innumerevoli e non vi è urbe più grande in splendore e beltà! Punto d’incontro di ogni va e vieni, è luogo di sosta per deboli e potenti, ondeggia essa come un mare per i flutti dei suoi abitanti. La sua vittrice possanza ha sottomesso le genti, e i suoi re hanno dominato sugli arabi e i non arabi… essa gode il sommo privilegio del Nilo che dispensa il suo paese dal chiedere il dono della pioggia… è terra generosa che ridà animo al pellegrino straniero”. Egli rimase altrettanto affascinato delle piramidi: “queste piramidi sono tra le meraviglie che saranno ricordate nel corso del tempo. Sono costruzioni in pietra dura, scolpite ed estremamente elevate. Larghe alla base, strette in alto, con forma simile a quella di un cono, senza porte e cosa ancor più sorprendente, non si evince il modo in cui siano state costruite”. Dal Cairo risalì il Nilo fino all’Alto Egitto.

Determinato a raggiungere Medina e La Mecca, si diresse a nord verso Gaza, poi ad Al-Khalīl (Ebron) e, infine, al luogo dove si riteneva fossero sepolti Abramo, Isacco e Giacobbe. Lungo la strada per Gerusalemme e il suo santuario, ovvero la Cupola della Roccia, si fermò a Betlemme, dove osservò la venerazione dei cristiani per il loro luogo sacro. Si diresse poi verso nord e arrivò a Damasco: Mi apparve davanti agli occhi il fascino della grande Damasco. Vi regnavano un’atmosfera di tolleranza e una grande varietà di fondazioni pie i cui beni venivano utilizzati per coprire le spese di coloro che non potevano permettersi di effettuare il pellegrinaggio o per i bisognosi… anche i viandanti ricevevano donazioni dalle fondazioni religiose, le quali investivano le proprie entrate in parte nel fornire ospitalità e in parte nella pavimentazione delle strade”Qui studiò con importanti uomini di cultura musulmani e ottenne un riconoscimento quale maestro. Definì quella degli Omayyadi “la più grandiosa moschea al mondo” (pag. 99).  Giunse poi, finalmente, alla Mecca assieme ad altri pellegrini: “Gli abitanti della Mecca si distinguono per le qualità eccellenti e nobili, per la loro beneficenza agli umili e bisognosi, e per la loro gentilezza con gli sconosciuti”. Compiuti i loro riti, quasi tutti fecero ritorno a casa, ma non Ibn Battuta che partì per Baghdad “per puro spirito d’avventura”. Rimase colpito dai bagni pubblici (hammam): “Ogni locale è fornito di una vasca di marmo con un tubo in cui scorre l’acqua calda e uno in cui scorre quella fredda” e aggiunse “In ogni locale, infine, sta una persona sola (pag. 246). Grazie alle raccomandazioni di un emiro disponibile, il giovane riuscì a farsi ricevere dal sultano Abū Sa’īd. Da questo incontro Ibn Battuta ottenne preziosi doni: un cavallo, una veste d’onore e una lettera di presentazione con la quale si chiedeva all’emiro di Baghdad di rifornirlo di cammelli e approvvigionamenti quando ne avesse bisogno. Dopo aver visitato l’Iraq si diresse verso la Persia, fermandosi a Tabriz: “entrato nella città di Tabriz vidi uno dei più bei bazar mai visti al mondo, chiamato Ghazan, non ho mai visto simili gioielli e rimasi abbagliato dalla bellezza e la quantità di pietre preziose”. S’imbarcò a Gedda, discendendo il Mar Rosso e arrivando nello Yemen dove descrisse l’abitudine di masticare betel, coltivare cocco e l’attività dei pescatori di perle nel Golfo Persico.

Visitò poi la costa orientale dell’Africa (Somalia, Kenya, Tanzania e Zanzibar) rimanendo stupito dell’ospitalità di alcuni mercanti.

Dall’Africa si diresse verso la Cina e l’India. Per giungervi solcò il Mar Nero, percorse le rive settentrionali del Mar Caspio, e poi giù verso gli attuali Kazakistan, Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan. In India lavorò come cadì presso il sultano di Delhi per otto anni. Questi, conoscendo la sua passione per i viaggi, lo inviò come ambasciatore da Toghon Temür, imperatore mongolo della Cina. Al suo arrivo avrebbe dovuto consegnare un dono per scopi diplomatici che consisteva in “100 cavalli di razza sellati e bardati, 100 mamlūk (schiavi bianchi), 100 ancelle indiane infedeli versate nel canto e nella danza, e più di un migliaio di oggetti tra cui abiti, candelabri d’oro e d’argento, catini, vesti di broccato, berretti, faretre, sciabole, guanti tempestati di perle, nonché quindici eunuchi” (pag. 587). A Calicut, porto dell’India meridionale, vide grosse navi mercantili, dette giunche, che seguivano proprio l’itinerario che intendeva fare lui per arrivare in Cina. Queste imbarcazioni avevano ben 12 vele, fatte di bambù intrecciato, ed equipaggi di almeno 1.000 uomini, di cui 600 marinai e 400 combattenti. Racconta: “i marinai fanno vivere a bordo i loro figlioli e sulla nave coltivano verdure, ortaggi e zenzero in tinozze di legno” (pag. 625). A causa di un naufragio non riuscì a portare a termine la sua missione diplomatica. Prestò servizio presso un alto funzionario musulmano alle Maldive e fu il primo a raccontare le usanze di quel popolo al mondo esterno. Alla fine riuscì ad arrivare anche in Cina (?) solo presso alcuni porti della costa meridionale.

La strada del ritorno fu costellata di dispiaceri: venne a sapere che uno dei figli, lasciato a Damasco una ventina di anni prima, era morto da 12 anni; suo padre, che abitava a Tangeri, era morto da 15 anni. Era il 1348 e in Medio Oriente imperversava la peste nera. Ibn Battuta riferisce che al Cairo morivano 21.000 persone al giorno. Un anno più tardi, a 45 anni, giunse in Marocco, solo per scoprire che sua madre era morta di peste pochi mesi prima.

Dopo 24 anni di viaggi la sua sete d’avventura non era stata appagata. Infatti, ben presto si rimise in viaggio diretto in Spagna. Tre anni più tardi intraprese il suo ultimo viaggio, che lo portò presso il Fiume Niger e a Tombouctou, città del Mali.

Le foto sono prese dal web.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Statistiche del Blog

  • 26,551 hits

Libri Per Viaggiare

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 3.813 follower

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: