Kakopelli

 

Kakopelli

Kakopelli

Chi di voi è stato nel SO degli Stati Uniti (terra degli anasazi prima e dei pueblo poi), ha sicuramente incontrato questa raffigurazione che, oltre ad essere incisa sulla roccia (formando uno dei motivi ricorrenti della cosiddetta arte rupestre), si trova anche su ceramiche e kachina. L’immagine, corrispondente ad una figura antropomorfa maschile gobba che suona il flauto, si chiama Kakopelli.

Vi sono delle differenze nell’immagine attestata nell’area degli anasazi, della regione dei Four Corners, rispetto a quella testimoniata presso gli hohokam. Nella prima zona la figura ha un carattere prevalentemente itifallico associato agli spiriti della fertilità (chiamati con la parola hopi: kachina); nella seconda è ritratta più come un danzatore, ovvero un suonatore di flauto piegato in avanti che non presenta attributi sessuali evidenti. Le raffigurazioni anasazi risalgono ad epoche posteriori al 1000 d.C., quando la cultura hohokam era già in declino: per questa ragione si suppone non ci sia continuità tra le due tipologie. 

L’immagine è da ricondurre ad una creatura immaginaria legata al mito, oppure è la sintesi stilizzata di una figura realmente esistita? L’origine reale della figura di Kokopelli può essere spiegata dalla teoria dello studioso J. M. Alpert che ipotizza la presenza, presso anasazi e pueblo, della malattia di Pott o tubercolosi spinale. Secondo la suddetta ipotesi la raffigurazione mostrerebbe particolari riconducibili alle deformazioni provocate dalla patologia (gobba, priapismo, “piede a mazza”, accosciamento delle anche e ginocchia incurvate, arti deformi), la cui presenza è già stata attestata dagli scienziati nell’America precolombiana. “La comparsa della tubercolosi spinale nel Sudovest coincide col periodo di fioritura della cultura anasazi e col passaggio dei piccoli villaggi a unità urbane più vaste. Le condizioni che permettono alla tubercolosi di espandersi nel mondo moderno si realizzarono nei pueblo del Sudovest tra il 900 e il 1100 d. C. Le condizioni di affollamento dei pueblo preistorici erano favorevoli alla diffusione di malattie infettive come la tubercolosi. Ed è proprio in questo periodo che comincia ad apparire l’immagine di Kokopelli nell’arte rupestre e nella ceramica del Sudovest. (…) La maggior parte delle infezioni tubercolari inizia dai polmoni e in seguito si infiltra nelle zone ossee che formano la gabbia toracica. Anche, ginocchia e piedi sono siti secondari della malattia. Inoltre la compressione di tratti di midollo spinale posteriore, può provocare effetti neurologici che si manifestano col priapismo o con il gonfiore permanente del pene. La pressione sui fasci nervosi da parte della colonna può dare origine al piede o caviglia cadente; anche la spondilosi, o scivolamento in avanti delle vertebre lombari, può colpire gli arti inferiori con effetto di piede cadente” (J. M. Alpert, Kokopelli. A New Look at The Humpback Fluteplayer in Anasazi Rock Art, in American Indian Art 1991).

Kakopelli, inciso su roccia

Kakopelli, inciso su roccia

Se questa teoria fosse valida come mai gli anasazi ed i pueblo sentirono la necessità di raffigurare l’immagine così spesso? Lo studioso afferma: “Un individuo portatore di tali handicap per essere accettato da una società come quella pueblo, che tradizionalmente rifiutava individui dall’aspetto insolito, doveva presentare attributi tali da portare beneficio a tutto il gruppo. I pueblo che dipendevano dalla fertilità agricola, forse venerarono come eroe culturale chi, col proprio priapismo, sembrava incarnare appunto la fertilità” (J. M. Alpert, Kokopelli. A New Look at The Humpback Fluteplayer in Anasazi Rock Art, in American Indian Art 1991). Altresì, ciò che spiegherebbe la diversa raffigurazione del Kokopelli presso gli hohokam si trova nelle differenti condizioni climatiche e nella diversa struttura urbana: due fattori che avrebbero reso meno favorevole la diffusione di patologie contagiose.

(Fonte: http://hakomagazine.net/archeonordest/medioevo/kokopelli1.pdf)

Le foto sono prese dal web.

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