Kalaupapa

 

Kalaupapa

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Sedici di loro sono ancora vivi, anche se l’età avanza: hanno tra i 73 e i 92 anni. Sono i superstiti di una colonia che, nel suo genere, è unica al mondo, in cui la malattia che è sinonimo di stigma sociale, la lebbra, si associa ad un panorama di segno opposto: spiagge cristalline, coralli, mini bungalow affacciati sul mare. Siamo a Kalaupapa, isola di Molokai, arcipelago delle Hawaii. Qui, a partire dagli anni Sessanta dell’800, furono mandati in quarantena coloro che venivano colpiti dal cosiddetto morbo di Hansen. Più di ottomila lebbrosi furono spediti qui e l’isola divenne una comunità funzionante. Venne organizzato il tempo libero, con spettacoli e attività sportive, e furono costruite alcune chiese, dove si celebrarono quasi mille matrimoni. Anche quando la quarantena fu tolta, nel 1969, molto malati decisero di restare. Il governo federale si sta chiedendo cosa fare dell’isola quando l’ultimo paziente morirà. L’idea prevalente è quella di rimuovere tutti i limiti e di promuovere la colonia come destinazione turistica. Allo stato attuale l’isola di Kalaupapa è difficilmente accessibile, ma vengono organizzate delle visite guidate, con un limite giornaliero di cento adulti. I ragazzi sotto i sedici anni non sono ammessi. 

(fonte: Davide Vannucci in “Il Venerdì” 14 agosto 2015)

Un’altra piccola curiosità è che le sue scogliere sono le più alte del mondo secondo il Guinness dei primati, superano un’altezza di circa 1000 metri. Per la loro maestosa mole, sono state inquadrate in alcune scene del film Jurassic Park III.

La foto è presa dal web.

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