Viaggiare come Opera d’Arte

Iniziai a camminare nella natura usando materiali come l’erba e l’acqua, e ciò sviluppò in me l’idea di fare scultura camminando. Il camminare stesso ha una sua storia culturale, dai pellegrini ai poeti erranti giapponesi, ai romantici inglesi fino agli escursionisti contemporanei (…). La mia intenzione era di fare una nuova arte che corrispondesse, al tempo stesso, ad un nuovo modo di camminare: il camminare come arte. Ogni percorso, sebbene non fosse definito concettualmente, realizzava una particolare idea. Il camminare, mi fornì un mezzo ideale per esplorare le relazioni tra il tempo, le distanze, la geografia, le misure.

(Richard Long)

Richard Long, A line in Scotland, Cul Mor 1981

Richard Long, A line in Scotland, Cul Mor 1981

Il viaggiare contiene il fascino della scoperta dell’altro: altre città, altri continenti, altri volti, altri usi e costumi. Sottintende l’attraversamento di un luogo o il percorrere un tratto di cammino: è il diverso che stimola un qualsivoglia spostamento.

Il camminare non è, quindi, inteso solo come pratica benefica per il corpo e non si ferma ad una pura scelta ecologica. Con il tempo ha assunto un valore intrinseco: è capace di stimolare il viaggiatore e di favorire l’istaurarsi di un dialogo tra lui e il mondo circostante. Questa pratica è ed è stata al centro, di trattazioni filosofiche e letterarie. Per J. J. Rousseau (filosofo) e per Henry David Thoreau (scrittore) il camminare è inteso come atto culturale e momento meditativo-creativo. E’ il simbolo, inoltre, dell’uomo semplice che cerca la salvezza al di fuori della società per sottrarsi alla macchina della civiltà e del progresso. Alcuni movimenti artistici nel corso del XIX° secolo, dal Dadaismo all’Arte Contemporanea, hanno dato alla consuetudine del camminare e del passeggiare un valore estetico. La figura del flâneur ha assunto valore, in risposta alla condizione dell’essere umano all’interno delle metropoli.

Richard Long, A line made by walking, England 1967

Richard Long, A line made by walking, England 1967

Richard Long è un’artista e fotografo britannico con un interesse spiccato per il rapporto tra arte e natura. L’essenza delle sue opere si è sviluppata attraverso l’esperienza del camminare solitario, immergendosi nella natura circostante il luogo visitato e facendo assumere una connotazione ecologica alla sua arte. Il semplice gesto del camminare lega chi cammina alla superficie della terra: egli riconosce la necessità di un rapporto di dialogo tra l’uomo e la natura circostante: “l’uomo può misurare l’itinerario come l’itinerario misura colui che cammina” (Richard Long).

Egli lavora sia all’esterno, in luoghi dove la natura è incontaminata (Australia, Himalaya e Ande Boliviane sono i luoghi da lui preferiti per attuare le proprie performance), sia all’interno con opere fatte di pietre, rami o fango (con il quale dipinge i muri dei musei e delle gallerie d’arte).

Mi piace l’ idea di fare cose molto semplici ma che allo stesso tempo posseggono quella particolare forza cosmica, una sorta di linea tesa tra il far qualcosa che sembri pressoché nulla e che, invece, sia tutto (…)” (Richard Long in un articolo di Ester Coen apparso su Repubblica il 4-05-1994).

Richard Long, Making paddy field chaff circle, Marli Tribal Land Maharashtra India 2003

Richard Long, Making paddy field chaff circle, Marli Tribal Land Maharashtra India 2003

Studia approfonditamente l’identità geografica del luogo prescelto per i suoi interventi artistici, utilizzando solo materiale trovato sul posto (legno, zolle erbose, pietre, fango ecc…). Le sue opere interagiscono con il paesaggio circostante riorganizzando lo spazio e i materiali in nuove forme (cerchi, linee, percorsi a zig zag ecc…): lunghe tracce lineari pestando l’erba dei campi e delle radure, gruppi di pietre disposte in fila, in quadrati, in cerchi.

Tutto il mio lavoro è fatto interamente con il mio corpo, è fatto del tempo del mio camminare, della misurazione dei miei passi. Alcuni cerchi nascono dalle mie mani, altri dalla rapidità del gesto, così, attraverso il corpo, è il tempo a entrare nella mia opera. Il tempo è il cuore stesso del mio lavoro. Non cerco di rappresentare la natura, le mie immagini sono autonome, astratte, sono quello che vedi qui ed ora. Ed è quello di cui parlano anche i miei lavori, nella natura; proprio di quello che si vede nel paesaggio in quel determinato momento. (…)” (Richard Long in un articolo di Ester Coen apparso su Repubblica il 4-05-1994).

Richard Long, Circle in Alaska bering strait driftwood, on the Artic Circle 1977

Richard Long, Circle in Alaska bering strait driftwood, on the Artic Circle 1977

Tutto questo lavoro viene registrato attraverso una documentazione fotografica e una descrizione letterale del viaggio. In casi di lunghi percorsi, inoltre, sono utilizzate cartine geografiche e le linee tracciate su di esse rappresentano gli spostamenti.

I viaggi-opera da lui intrapresi hanno come obiettivo principale “il piacere, un piacere intellettuale” (Lara-Vinca Masini, L’arte del Novecento, Firenze, Giunti 1989, p. 520).

Non è forse questo uno dei motivi per cui viaggiamo?

Le foto sono prese dal web.

L’avventura continua….seguici su Viaggiare è, per sua forma, esistere.

Richard Long, Making paddy field chaff circle, Warli Tribal Land Maharashtra India 2003

Richard Long, Making paddy field chaff circle, Warli Tribal Land Maharashtra India 2003

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