San Galgano e la spada nella roccia

 

Abbazia di San Galgano

Abbazia di San Galgano

9 Agosto ore 16,30, cielo plumbeo. C’è un umidità che si può tagliare con il coltello, mentre mi accingo a scendere dalla macchina e a percorrere il viale alberato che mi porterà all’Abbazia di San Galgano. L’aria è pesante, le gambe sono cedevoli, il respiro affannoso. La sera prima sono cominciati i primi sintomi dell’influenza intestinale che mi accompagnerà per tutta la settimana entrante, ma non mi voglio arrendere: la visita a questo luogo l’ho desiderata da tempo. Il viale è costeggiato da cipressi in lunghi filari. Superandoli con lo sguardo vi è un campo alla fine del quale si staglia l’edificio in mattoni e travertino. Il portale principale è chiuso e, per entrare nella chiesa, devo fare ancora qualche metro costeggiando il chiostro e passando attraverso la sacrestia e lo scriptorium. Ecco che finalmente questo magnifico monumento mi avvolge e nel contempo mi sovrasta. Il suo fascino è dirompente ai miei occhi. A fare del luogo un posto unico e suggestivo sono le sue grandiose dimensioni nonché la mancanza della copertura che lo rende affascinante agli occhi dei più.

Portale principale d'ingresso

Portale principale d’ingresso

Per fortuna siamo arrivati in tempo: alle 17,30 si svolgerà un matrimonio e la chiesa sarà chiusa ai turisti.

L'abbazia e il chiostro

L’abbazia e il chiostro

Il complesso, che sorge a 30 km da Massa Marittima (Grosseto), ha una lunghezza di 69 m ed una larghezza di 21 m. L’abbazia, con pianta a croce latina e tre navate, fu costruita tra il 1218 e il 1288 da monaci cistercensi che vennero da Casamari (Frosinone). Fu la prima chiesa gotica costruita in Toscana. Come tutte le abbazie cistercensi anche questa fu posta nella vicinanze di un fiume (in questo caso il Merse), di boschi, di pianure coltivabili e grandi vie di comunicazione. La carestia del 1329, la peste del 1348 e il saccheggio di vari eserciti la colpirono duramente. Successivamente il territorio dell’abbazia fu distrutto dal passaggio di bande di mercenari. Perciò, alla fine del XV secolo, i monaci si trasferirono nel Palazzo di San Galgano a Siena.

L'abbazia: l'interno

L’abbazia: l’interno

Lo so, lo so ancora non vi ho parlato di come fu distrutto il tetto. In realtà dietro non c’è un evento misterioso o miracoloso. Nel 1786 un fulmine colpì il campanile che crollò sul tetto, facendolo collassare: nel 1789, quindi, la chiesa fu sconsacrata.

Mi faccio coraggio e con le poche forze rimaste mi dirigo, imboccando una strada sterrata, sul sentiero che mi porterà, dopo una ripida salita, alla Rotonda o Eremo di Montesiepi. Ci arrivo ansimante ma, lo spettacolo architettonico, mi ripaga della fatica. L’edificio, più antico dell’Abbazia e il cui paramento in travertino e mattoni conferisce alla facciata una incantevole bicromia, fu fondato alla fine del 1100 ed edificato sulla collina dove si trovava la capanna di San Galgano. Qui visse il suo ultimo anno da eremita prima di morire e qui lasciò la sua spada conficcata nella roccia.

Rotonda o Eremo di Monteassiepi

Rotonda o Eremo di Montesiepi

Ma chi era questo santo la cui fama a distanza di secoli riesce ad attirare fedeli, curiosi e turisti?

Nella gioventù egli abbandonò un poco il suo corpo alle tentazioni della dissolutezza.

(R. Pisano, Legenda Beati Galgani)

Rotonda o eremo di Montasiepi: entrata principale

Rotonda o Eremo di Montesiepi: entrata principale

Galgano Guidotti, questo il suo vero nome, era di origini nobili. La prima parte della sua vita non fu molto virtuosa e religiosa. Destinato ad una vita da cavaliere, si convertì dopo due visioni successive in cui l’arcangelo Michele gli indicò quale dovesse essere il suo percorso di fede. Come addio alle armi e atto di conversione alla pace infisse, nel 1180, la spada nella roccia, che di fatto fu il suo unico miracolo.

La reliquia, del XII secolo, è protetta ora da una copertura trasparente in plexiglass poiché nel corso degli anni fu soggetta a svariati atti vandalici. Si dice che “fino al 1924 circa (…) poteva essere estratta”, ma il parroco di allora don Ciompi “bloccò la lama versando del piombo fuso nella fessura”, prima che negli anni sessanta fosse spezzata. Cosa che accadde di nuovo nel 1991.

 

La spada nella roccia

La spada nella roccia

L’aria, all’interno, è pesante. Faccio fatica a scattare le ultime foto e, madida di sudore, mi dirigo verso l’uscita lasciandomi alle spalle una devota che, inginocchiata davanti alla spada, chissà quali preghiere starà rivolgendo al Santo.

Vi consiglio di chiamare prima della visita. Negli ultimi anni, infatti, la chiesa è adibita a spazio per eventi e alla celebrazione dei matrimoni civili. In tali occasioni rimane, temporaneamente, chiusa. Per informazioni cliccate qui.

Album con foto.

L’avventura continua….seguici su Viaggiare è, per sua forma, esistere.

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