Rosso come il rubino

Passeggiando per Sultanahmet, quartiere storico di Istanbul, non si percepisce che questa è una metropoli di circa 14.000.000 milioni di abitanti. Quello che però non passa inosservato è, sicuramente, la notevole quantità di ambulanti e piccoli chioschi di cibo da strada.

Io passeggio lentamente mentre nell’aria si diffonde il canto del muezzin ed é tutto un susseguirsi di odori intensi e tinte vivaci. I miei occhi sono rapiti dai frutti di stagione, come arance e melagrane, dai colori brillanti disposti in bella mostra sui banchi, in forma piramidale, e pronti per essere spremuti. Taluni frutti sono aperti per esporre le loro parti agli astanti di passaggio facendo, così, apprezzare la freschezza del prodotto. Le spremute sono preparate sul momento e, di solito, con uno spremiagrumi manuale a leva. Sono servite in bicchieri di plastica con cannuccia e si può scegliere tra succo di arancia (portakal suyu), succo di melagrana (nar suyu) e un misto tra i due. La melagrana ha un certo fascino su di me, che la considero il mio frutto autunnale preferito.

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Banco di arance e melagrane

Proviene dalla Punica granatum, un albero che ha avuto origine nell’Asia sudoccidentale. Ognuno dei semi al suo interno, chiamati arilli e che si stima siano oltre 600 per frutto, ha colore rosso rubino, sapore acidulo, tipico ed energizzante.

Per il suo affascinante aspetto, la melagrana è un elemento importante in contesti funerari antichi, essendo di buon augurio e simboleggiando la rinascita e la rigenerazione dei defunti (è raffigurata in tombe egizie del 2500 a.C., citata nelle iscrizioni di Tutmosi I risalenti al 1547 a.C. e ritrovata nella tomba di Ramses IV datata al 1145 a.C.), e oggi lo è sia nella sfera religiosa sia nella vita quotidiana.

Le tre religioni monoteiste gli hanno riservato un posto d’onore. La tradizione islamica sottolinea l’importanza sia della melagrana sia dei suoi semi. Il Corano la pone, come il dattero e l’uva, fra i doni che Dio ha dato agli uomini e il suo albero è citato, inoltre, come uno di quelli che prosperavano nel Paradiso. Secondo i Sufi simbolizza la molteplicità della Creazione, essendo opera divina. Per gli Sciiti i suoi semi simbolizzano le lacrime del Profeta o di Fatima, dopo che questa apprese della morte dei suoi due figli. Nell’ebraismo questo frutto è simbolo di onestà e di correttezza perché si crede che contenga al suo interno 613 semi che rappresentano le 613 prescrizioni scritte nella Torah, osservando le quali si ha la certezza di tenere un comportamento saggio ed equo. Nella tradizione cristiana è uno dei 7 frutti elencati nella Bibbia come speciali prodotti della Terra Promessa. A causa del colore del suo succo, altresì, è simbolo del martirio attraverso il quale il Redentore ci ha donato una nuova vita.

E’ utilizzata in ambito agricolo e in cerimonie nuziali, simboleggiando fertilità, fecondità e abbondanza. Alcuni contadini, nell’area arabo-mediterranea, rompono una melagrana sul vomere dell’aratro prima di iniziare l’aratura. Le giovani spose la lanciano a terra per sapere quanti figli avranno, contando i semi fuoriusciti dalla stessa (Turchia, Grecia). L’albero da cui si genera è piantato nel giardino della casa dove i novelli sposi andranno ad abitare come simbolo di matrimonio duraturo, fecondo e felice (Grecia e Dalmazia). In alcune società, per tradizione, una donna bevendo il suo succo si assicurerebbe la propria fecondità (India).

Mi siedo in uno dei tavolini posti accanto al chiosco delle spremute. E’ una mattinata tiepida e soleggiata d’inizi marzo e l’avventore, freneticamente, taglia i frutti per servire agli astanti spremute dal sapore vigoroso e corroborante. Sopra di me vi sono i quattro minareti della Moschea Hagia Sophia e di fronte si stagliano le grandi cupole e i sei minareti della Moschea Blu. Nell’ammirare tanta bellezza, decido di prendere una spremuta di melagrana dal colore rosso profondo e dal costo che non supera le 5 lire turche.

Allora voi che prendete: un banale succo d’arancia o il succo di un frutto così pieno di significato?

L’avventura continua….seguici su Viaggiare è, per sua forma, esistere.

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