Diario di viaggio: Marocco-Gennaio 2015

Allah ha fermato al centro (della terra) montagne alte e immobili e ha elevato al si sopra di esse la sommità del cielo, senza il sostegno di colonne. Ha reso lucenti gli astri come guida nelle tenebre della terra e del mare, e ha fatto della luna un lume e del sole una fiaccola. Poi dal cielo ha fatto discendere l’acqua, con la quale ha vivificato l’arida terra. Ha fatto crescere ogni specie di frutti, e ha creato regioni diverse facendo ad esse dono di ogni sorta di piante. Ha fatto scorrere i due mari: una di acqua dolce e rinfrescante, l’altro salato e amaro, ponendo fra essi un limite invalicabile. Infine ha fatto dono alle sue creature di docili cammelli e di vascelli simili a montagne, con i quali cavalcare la superficie del deserto e le onde del mare.” (Con queste parole di celebrazione e ringraziamento il grande viaggiatore arabo Ibn Battuta, 1304-1377, inizia il suo pellegrinaggio dai paesi dell’Africa del Nord sino alla Mecca)

4-01-2015

Da Roma Ciampino voliamo (con Ryan Air) verso Fes Saiss: l’imbarco è alle ore 7 (prenotazione TRBKSE, SEQ 68, FR6561, posto 11C). C’è tanta gente per fare il check-in, tanta gente per passare i controlli di sicurezza (rischiamo di far tardi!!!!!), arriviamo al gate che hanno cominciato ad imbarcare i passeggeri!!!!!!

Percorriamo la distanza tra Fes Saiss (aeroporto) e Fes Ville (stazione ferroviaria) con un grand taxi.

Alla stazione ferroviaria di Fes Ville prendiamo il treno n°182 delle 10.40 (II classe, 20.00 dirham a persona) che ci porterà a Meknes (El Amir Abdelkader) alle 11.15.

Arrivati alla stazione di Meknes nessuno ci vuole accompagnare al Riad Yacout. Proprio nel momento in cui avevamo perso le speranze di trovare una soluzione, il tassista di un petit taxi decide di portarci, ma ci dice di aspettare 10 minuti…vuole andarsi a bere un caffè. Dopo averci chiesto se ci dava fastidio l’odore di fumo nella macchina, ci invita a salire e ci porta alla nostra destinazione con una Fiat Uno riadattata.

Al Riad Yacout, che si affaccia su Place Lalla Aouda, ho una camera matrimoniale standard ad uso singola (200,00 euro per quattro notti, colazione inclusa + 2,20 euro a persona per notte, tassa di soggiorno). “La piazza era il mechouar, la piazza d’armi, dove Moulay Ismail ispezionava le sue Guardie Nere. Dopo aver fatto arrivare 16.000 mila schiavi dall’Africa subsahariana si assicurò la continuità di un corpo militare scelto e fedele fornendo donne ai soldati e destinando i loro figli a prestare servizio nello stesso corpo” (AA.VV. Marocco, Lonely Planet 2011).

Pranziamo al riad (315,00 dirham per due persone): io prendo una pastilla.

Attenzione a negare la bellezza di Meknes,

bellezza che è sempre stata riconosciuta

Se la mano del tempo cancellerà le tracce

la bellezza sicuramente lascerà alcuni resti

(Jaber Al Ghassani, morto nel 1924)

I fondatori della città, che gli diedero il nome di Meknes Ez-Zeitoun (Meknes degli olivi), facevano parte della tribù berbera dei Meknassa. La città conobbe il massimo splendore durante il regno di Moulay Ismail (1672-1727). Egli entrò nella storia per aver scacciato gli spagnoli e gli inglesi, unito il paese e fondato la dinastia alawita.

Dopo pranzo il mio compagno di viaggio va a riposare mentre io, invece, decido di andare ad esplorare la città. Oggi è una splendida giornata con sole pieno e circa 23°-25°.

Da Place Lalla Awda, dove si trova il riad, superando Bab Lalla Awda giro verso destra e, dopo aver ammirato la fontana Dar Smen, vado a spasso per Rue Dhar Smen.

Torno poi indietro e, lasciando sulla sinistra la porta Bab El Mansour, mi immergo in Place El-Hedime. “Fu fatta costruire da Moulay Ismail ed in passato era usata per emanare i proclami reali e le pubbliche esecuzioni” (AA.VV. Marocco, Lonely Planet 2011). La piazza e tutta la città è sovraffollata ed il traffico è impazzito perché oggi è la Nascita del Profeta (Mawlid al-Nabi, المولد النبوي الشريف). Vi sono venditori che offrono ai passanti ogni sorta di mercanzia, alcuni ragazzi in costume tipico che si prestano per far foto (dietro compenso) e alcuni giochi di gruppo.

Subito dopo entro nel Marchè Lahdim dove si possono ammirare vari tipi di prodotti: dalla famosa pasticceria di Meknes, si passa alle spezie, alla frutta, alla verdura (vi sono banchi che vendono solo olive, che provengono dalle piantagioni poste intorno alla città) fino ad arrivare alla vendita di carne.

_DSC0526-copia-per-il-web

Ceniamo nella Medina.

5-01-2015

Sei bella Meknes <<delle olive>>

Non stupisce che i viaggiatori si meraviglino

della salubrità della tua aria

della purezza delle tue acque

della ricchezza inesauribile delle tue cantine

nelle tue valli, le guance s’imporporano di rose

e somigliano ad un sorriso,

i fiori di arancio appaiono languidi

in mezzo a tutto il tuo fogliame

Salve, o città il cui fertile territorio

È zona di pace

(Ibn El Khatib, morto nel 1374)

Subito dopo colazione ci incamminiamo, a piedi, verso il Mausoleo di Moulay Ismail.

Per prima cosa superiamo Bab Filala e, lasciando sulla destra il Koubbatt as-Sufara’, ci rechiamo ad osservare più da vicino Bab Belquari con accanto una ricca fontana decorata.

Diamo una sbirciatina al Royal Golf (ricavato all’interno dell’antico giardino dei sultani) e poi ci dirigiamo verso Bab Moulay Ismail. Lo scrittore francese Pierre Loti nel suo viaggio in Marocco del 1886, a seguito di una missione diplomatica francese presso il sultano, così la descriveva: “Questa porta che fu quella del Sultano Mouley Ismail il crudele, contemporaneo di Luigi XVI, è una gigantesca ogiva, retta da pilastri di marmo e incorniciata da festoni squisiti. Tutto il muro circostante fino su, fino alle dentellatura della cima, è rivestito di mosaici di maiolica fini e complicati con ricami preziosi. I due bastioni quadrati che da destra e da sinistra fiancheggiano questa porta sono anch’essi ricoperti di mosaici simili e appoggiano ugualmente su pilastri di marmo. Rosoni, stelle, intrecci senza fine di linee spezzate, combinazioni geometriche non immaginabili che sviano gli occhi come un gioco di mille sacchetti, ma che attestano sempre il gusto più esercitato e più originale, sono stati accumulati là con miriadi di pezzettini di terra verniciata, a volte in incavo, a volte in rilievo, in modo da dare da lungi l’illusione di una stoffa tessuta e ritessuta, cangiante e rifulgente, inestimabile, stesa su queste vecchie pietre per rompere un po’ la monotonia, la noia di bastioni così alti. Il giallo e il verde sono le sfumature che dominano in questa varietà di tutti i colori; ma le piogge e i secoli che si sono succeduti, il sole che ha ricotto tutto ciò, si sono incaricati di fondere le tinte, di armonizzarle, di dare all’insieme una patina calda e dorata. Strisce cupe come larghi nastri da lutto, tesi orizzontalmente, attraversano ed incorniciano i ricami verdi o gialli: iscrizioni religiose, caratteri arabi sovrapposti, pazientemente eseguiti in mosaici di maiolica nera. E lungo la striscia superiore, ganci di ferro simili a quelli che si vedono sui banchi dei macellai, escono dal muro per ricevere all’occasione fila di teste umane” (Pierre Loti, Al Marocco: da Tangeri a Fez e ritorno).

Oltrepassata la porta, il Mausoleo di Moulay Ismail (entrata gratuita) si trova dall’altra parte della strada sulla sinistra. E’ costituito da una serie di corti con pareti gialle decorate con zellij e stucchi, che conducono fino alla tomba. Fu sepolto qui insieme ad una delle sue cinquecento mogli e due dei suoi ottocento figli. Molti marocchini visitano il mausoleo ritenendo che possieda potere di guarigione. Si può accedere anche alla camera sepolcrale…ma noi decidiamo di non entrare.

Una volta usciti ci dirigiamo verso il Koubbatt as-Sufara’ (entrata 10 dirham a persona): nel padiglione il sultano riceveva gli ambasciatori stranieri che si recavano in questo luogo. A pochi metri di distanza una scala permette di scendere in enormi silos (magazzini). Una tradizione consolidata e spesso anche le guide locali, invece, attribuiscono a questa struttura una funzione di prigione sotterranea in cui erano rinchiusi migliaia di schiavi cristiani del XVII secolo spesso impiegati nella realizzazione dei megalomani progetti dei sultani, morti per gli stenti e alle volte sepolti nelle mura in costruzione. Al padiglione, invece, un luogo dove avveniva la contrattazione per la liberazione dei prigionieri. Ma sono solo leggende. I magazzini prendevano aria dalle aperture di ventilazione che si vedono sulla piazza.

Decidiamo poi di fare un’escursione in caleche (calesse trainato da cavalli, 300 dirham) e attraverso Bab er-Rih (porta del vento), corridoio a volta chiuso da archi poggianti su massicce colonne, si imbocca una strada lunga circa 1,5 km racchiusa tra due alte mura perimetrali. Sulla destra si riconosce il palazzo Dar El Makhzen, che fu l’ultimo del sultano Moulay Ismail, tuttora residenza reale minore (l’ingresso è vietato)” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988).

Ci fermiamo a contemplare una magnifica porta con stucchi e zellji in cui predomina il colore blu.

Riprendiamo la corsa e attraversata Bab Noura, lasciando sulla destra il Palazzo Reale e l’Ippodromo di Moulay Ismail (ora adibito a spazio per la fiera dell’agricoltura) ci dirigiamo verso Heri es Souani (granai e scuderie di Moulay Ismail, entrata 10 dirham a persona). “Situati quasi a 2 km a SE del mausoleo, furono costruiti tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, progettati con una serie di minuscole finestre, pareti massicce (larghe 3,00 m), coperture a volta e una rete di canali sotterranei che mantenevano i locali sempre freschi e ben arieggiati. Questo edificio ospitava sia i magazzini, nei quali venivano ammassati i viveri in caso di assedio o per i periodi di carestia e in cui le volte sono stare restaurate, sia le stalle che accoglievano ben 12.000 cavalli. Queste comprendevano una costruzione di dimensioni gigantesche: 23 navate alte 12 metri poggianti su possenti pilastri ora a cielo aperto perché il tetto è crollato” (AA.VV. Marocco, Lonely Planet 2011)

Riprendiamo il caleche, che nel frattempo ci aspettava fuori (l’autista è scocciato perché siamo in ritardo con i tempi), e procediamo costeggiando il Bacino dell’Agdal. “E’ posto pochi passi a nord dei granai e delle scuderie, è stato scavato all’epoca di Moulay Ismail, ha forma rettangolare, e si estende per 4 ettari. Serviva sia come riserva d’acqua per irrigare i giardini reali o in caso di assedio, sia come luogo di ricreazione del sultano. E’ alimentato da un complesso sistema di canali lungo 25 km” (AA.VV. Marocco, Lonely Planet 2011). Ora è meta di svago degli abitanti di Meknès.

La visita è terminata e il caleche ci riporta a Place Lalla Awda. Andiamo verso la Medina e decidiamo di gironzolare senza meta all’interno della stessa finchè non ci troviamo davanti alla Medersa Bou Inania che andiamo a visitare (entrata 10 dirham a persona), anche per contemplare dalla sommità dell’edificio il tetto in tegole verdi e il minareto della Grande Moschea. “La medersa è opera dei sultani merenidi Abou el-Hassan (1331-1350) e Abou Inan (1350-1388), che la ultimò nel 1358. Presenta pianta a cortile centrale contornato su tre lati da una galleria al di sopra della quale erano situati gli alloggi degli studenti; la sala di preghiera occupa il quarto lato. Il cortile centrale è separato dal corridoio da grate in legno di cedro traforato ed intarsiato. La decorazione è in stile ispano-moresco: pareti decorate alla base con zellij, una fascia centrale di stucchi e soffitti in legno d’ulivo. Si distingue per la cupola che scavalca la strada. La moschea (l’ingresso è vietato ai non mussulmani), probabilmente eretta nel XII secolo dagli Almoravidi, fu oggetto di rimaneggiamenti all’epoca della costruzione della medersa. E’ il principale edificio religioso della medina” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988 e Lonely Planet 2011).

Pranziamo al Riad Yacout (385 dirham per due persone), dove restiamo anche il pomeriggio in relax.

Ceniamo sempre qui (330 dirham per due persone): il ristorante francese dove voleva andare a mangiare il mio compagno di viaggio è chiuso per la festa della Nascita del Profeta (Mawlid al-Nabi, المولد النبوي الشريف).

Nella medina ho comprato due scatoline con la lavorazione in damaschinato (totale 300 dirham).

6-01-2015

Dopo un’abbondante colazione, accompagnati da un’autista (per 6 ore = 600 dirham), andiamo alla scoperta delle rovine di Volubilis e della cittadina sacra di Moulay Idriss.

_DSC0827-copia-per-il-web

Volubilis (entrata 10 dirham a persona; la guida che prendiamo per accompagnarci ed essere sicuri di vedere tutti i pregiati mosaici, poiché nel sito non ci sono indicazioni, si prende 250 dirham per due ore) è posta a 33 km a N di Meknes, ai piedi del massiccio dello Zerhoun. La data di fondazione è incerta, fu abitata in epoca neolitica, è provata la presenza di un insediamento berbero preesistente all’occupazione romana, e fondata dai Cartaginesi nel III secolo a.C. Sembra accertato che sia stata una delle capitali di Giuba II (25 a. C.-23 o 24 d. C.), re della Mauretania, con il nome di Oulili, deformazione di Oaulili, che significa “oleandri rosa”. A seguito della conquista romana (40-45 d.C.) divenne una delle principali città della provincia mauretana tingitana, residenza dei procuratori che governavano la regione rispondendone direttamente all’imperatore. Visse il suo apogeo nel II e III secolo d. C. grazie al commercio dell’olio (una casa su quattro era dotata di un frantoio), del grano e degli animali selvaggi (leoni, pantere, elefanti). Con gli Antonini e i Severi fu, infatti, munita di un giro di mura successivamente ampliato; sotto Commodo venne abbellita di monumenti; con Macrino vide la costruzione del Campidoglio e sotto Caracalla quella di un Arco di Trionfo. Il declino e l’abbandono dei romani, iniziato sul finire del III secolo (280 d.C.), per la pressione delle tribù berbere, non comportò l’abbandono della città che fu abitata fino al tardo VIII secolo da berberi cristiani, forse discendenti dei Baquati. Nel 799 d.C. Moulay Idriss vi fu accolto e proclamato imam e vi fondò un santuario. La città venne abbandonata solo dopo la fondazione di Fès. Nel XVIII secolo fu depredata dei suoi marmi che vennero riutilizzati nella costruzione dei palazzi di Moulay Ismail a Meknes. I suoi edifici furono definitivamente abbattuti dal terremoto che devastò Lisbona nel 1755. Nel 1997 è diventata Patrimonio dell’Umanità Unesco. Si estende su una superficie di 40 ettari e all’epoca del suo massimo splendore si stima che contasse circa 20.000 abitanti. I reperti più pregiati ritrovati nel corso degli scavi si trovano nel Museo Archeologico di Rabat. L’Antiquarium che si trova all’interno degli scavi, al momento della nostra visita, era ancora chiuso.

Usciti dal sito ci fermiamo a dare un’occhiata al chiosco che vende souvenirs (compro una scatola in legno di cedro con intarsi di osso e argento per 600 dirham) e poi ci sediamo per prendere un tè che offriamo anche al nostro autista.

Per andare alla città santa di Moulay Idriss percorriamo una strada secondaria e non asfaltata (S306?) in cui abbiamo la possibilità di ammirare il panorama dei boschi di ulivi che si inerpicano fino sulle montagne e godere di una bella vista della cittadina. “Questa sorge su due colline a dominio della Valle del Khouman e della piana di Volubilis (dalla quale dista 5 km), ha quartieri di case bianche che fanno da cornice ai tetti verdi del Mausoleo di Idriss I” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988).

_DSC0952-copia-per-il-web

Appena arrivati l’autista ci porta a vedere due punti panoramici (grande e petite terrasse) dai quali possiamo ammirare i tetti e il mausoleo della cittadina. Lungo i vicoli ci fermiamo nei pressi di una moschea, dove il guardiano della stessa ci offre dei dolcetti (plumcake con la mandorla sulla sommità, 30 dirham…..niente è gratuito in Marocco). Dopo aver fatto le foto, rimaniamo d’accordo con l’autista che ci verrà a prendere alle 14,30 nella piazza dei grand taxi e andiamo in giro per la cittadina. Moulay Idriss Ben Abdallah Ben Hassan Ben Ali era il pronipote del profeta Maometto, fuggì in Marocco nel 786 d.C. (dopo la disfatta subita nella battaglia di Fakh che segnò la divisione fra sunniti e sciiti) e si stabilì a Volubilis. Sposò la figlia del re della tribù berbera degli Aoukaba e si affermò come leader politico e spirituale. Ucciso nel 792 o nel 793 d.C. dopo essere stato avvelenato da uno dei suoi nemici, Moulay Idriss fu sepolto nel mausoleo che lui stesso aveva iniziato a costruire. Il mausoleo si trova in fondo alla piazza principale (Place Mohammed VI) dove vi è una porta a tre archi situata sulla sommità di una breve scalinata, a breve distanza vi è una sbarra di legno oltre la quale non si può andare se non si è mussulmani. Costruito da Moulay Ismail nel XVIII secolo sulla prima koubba (santuario), è composto da 3 cortili, una moschea e dalle tombe di Moulay Idriss e della sua famiglia. E’ uno dei luoghi più sacri, secondo solo a La Mecca ed è oggetto di venerazione e meta del più grande moussem del paese (pellegrinaggio alla tomba di un marabout ovvero di un santo), che si rinnova ogni anno nel mese di agosto accompagnato da fantasia (esercitazione militare che prevede una carica di cavalleria), mercati ed esibizioni musicali.

Alle 14,30 ci facciamo trovare, come da accordi presi, al parcheggio dei grand taxi. Saliamo sulla jeep che ci riporta verso Meknes ed il Riad Yacout dove alloggiamo. Prima, però, ci facciamo accompagnare al Palazzo El Mansour (offerta libera, diamo 40 dirham in due persone).

Tornati al Riad Yacout, poiché non abbiamo pranzato, si decide di fare uno spuntino veloce con la frutta che troviamo in camera. Dopo circa un’ora si decide di uscire nuovamente e di andare al bar con terrazza che si affaccia sulla grande Place Lahdim. Sorseggiamo due tè alla menta (30 dirham per due persone) e ci godiamo uno splendido tramonto. Sulla nostra destra vediamo l’imponente Bab Mansour: “(…) la più grande di tutte le porte imperiali del Marocco, ben conservata e riccamente decorata da eleganti zellij e da iscrizioni sulla sommità. Questa struttura fu portata a termine nel 1732 dal figlio di Moulay Ismail, Moulay Abdallah” (AA.VV. Marocco, Lonely Planet 2011).

Ceniamo al Riad Yacout (245,00 dirham per due persone).

7-01-2015

Oggi è l’ultimo giorno che passeremo a Meknes. Giriamo nella Medina senza una meta precisa facendoci trasportare dalla magia e dall’atmosfera del luogo. Facciamo un po’ di shopping: compro un paio di orecchini da regalare a mia madre per il suo compleanno (180 dirham) e tre scatoline di metallo (una per me, una per Barbara e una per mia madre; totale 130 dirham).

Pranziamo davanti al Koubbat as-Sufara in un ristorante con terrazza (200 dirham per due persone).

Ceniamo al Riad Yacout (235 dirham per due persone).

In tutto il Marocco si mangia meravigliosamente, ma quello che mi rimarrà sempre impresso sono le olive e la pasticceria di questa splendida città.

8-01-2015

Dopo colazione ci facciamo portare da un taxi (chiamato dal riad) alla stazione ferroviaria di Meknes (El Amir Abdelkader) dove prendiamo il treno n°111 delle 11.28 (II classe, 20.00 dirham a persona) che ci porterà alle 12.00 a Fes Ville. Purtroppo il treno fa un ritardo di oltre quaranta minuti e arriviamo a Fes intorno alle 13.00.

Arrivati a Fes, per prima cosa, ci dirigiamo verso il Riad Bensouda. Qui abbiamo prenotato una stanza tripla per due persone e per tre notti (252,00 per tre notti, colazione inclusa + 2,50 euro a persona per notte, tassa di soggiorno).

Ci riposiamo un po’ e poi decidiamo di cominciare ad andare in giro per la Medina per cercare di capire la strada da e per il riad.

Gironzoliamo per le due vie principali della Medina vale a dire: Tala el-Kbira (la Grande salita) e Tala Sghira o Petit Tala.

Lungo Tala el-Kbira ci soffermiamo a vedere il Funduq Kaat Smen che è specializzato nella vendita di miele e di smen (burro acido conservato in tini e che viene usato per cucinare).

In fondo Tala el-Kbira troviamo la Medersa el-Attarin (10 dirham a testa): “edificata dal sultano Abou Said nel 1323-1325. Attraverso una porta con battenti in bronzo si accede al cortile dove spiccano le eleganti colonne agli angoli, i grandi archi e la tettoia in legno scolpito. Nella sala di preghiera, un lampadario in bronzo, sospeso al magnifico soffitto in legno di cedro è decorato con iscrizioni di cui una ricorda il fondatore e la data 8incompleta) della costruzione” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988).

Affianco a questa troviamo la Moschea el-Qaraouiyyin o Kairaouine. La si può vedere solo da fuori, per i non mussulmani è vietato l’ingresso. “Fu fondata nell’857 da Fatima (Fatma), figlia di Mohammed el-Feheri, originario di Kairouan, e prende il nome dal quartiere abitato dai profughi di quella città. All’origine di modeste dimensioni fu trasformata in moschea del venerdì nel 933 e nel 956 fu eretto il minareto. L’attuale edificio è il risultato dell’ampliamento voluto dal sultano almoravide Ali ben Youssef nel 1135-44; sotto gli Almohadi fu aggiunta la grande sala per le abluzioni e i merenidi le costruirono attorno tre mederse (fra cui quella di el-Attarin). Può contenere circa 20.000 fedeli” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988).

Passiamo davanti alla Zawiya Moulay Idriss II. Anche questa, come la precedente moschea, la si può vedere solo da fuori. Infatti, per i non mussulmani è vietato l’ingresso. “E’ il luogo santo di Fes. I fedeli vi accorrono nella speranza di ricevere la benedizione (baraka) del patrono e fondatore della città che qui, nell’VIII secolo, fece costruire la moschea dei Chorfa. Probabilmente innalzata tra la fine del secolo IX e l’inizio del X, quasi abbandonata dopo la caduta degli Idrisidi, fu ricostruita dai merenidi nel 1437 in seguito alla presunta scoperta della tomba di Idriss II, che si credeva sepolto a Volubilis; il culto del sovrano fu istituito per volontà dei sovrani wattasidi” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988).

Dopo aver visto Place en-Nejjarin (dove si trova una fontana rivestita di zelji, protetta da una tettoia di cedro e tegole verdi, e su cui si affaccia il Museo Nejjarine dell’artigianato ligneo) e il Souq an-Nejjarine (dei carpentieri, gli artigiani sono intenti a rifinire i troni usati nelle cerimonie nuziali), dove sul tardo pomeriggio un ragazzo, incontrato per strada e dietro compenso (5,00 euro), ci porta alla Conceria Sidi Moussa.

Ceniamo al Riad Bensouda.

9-01-2015

Subito dopo colazione, usciti dal Riad Bensouda, ci dirigiamo verso la Bab Boujeloud. “Smaltata in blu all’esterno (il blu di Fes) e in verde all’interno (il verde dell’Islam), fu costruita nel 1913 in stile ispano-moresco e presenta una ricca decorazione in cui si intrecciano simboli islamici ed ebraici” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988). Superata, procediamo verso Place Pacha el-Baghdadi e, tornando indietro, andiamo verso il mercato alimentare e, subito dopo, verso la Medersa Bou Inania (10 dirham a testa). “Costruita nel 1350-57 dal sultano Abou Inan, aveva la duplice funzione di scuola coranica e di moschea della predicazione. I battenti delle porte sono placcati in bronzo lavorato, i gradini sono bordati di onice e maiolicati, vi è un raffinata decorazione calligrafica e floreale modellata nel gesso, la cupola è composta da stalattiti in legno dipinto. Sulla sinistra del portale principale una porta più modesta, detta «degli scalzi», permetteva ai visitatori, grazie a un condotto d’acqua corrente, di non sporcare il luogo santo. Anche nel cortile marmo e onice, gesso e legno scolpiti ornano a profusione il pavimento, i muri, le porte, le finestre e le coperture delle mensole, caratteristiche dell’architettura ispano-moresca” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988). Nella sala di preghiera non è possibile entrare.

Visto che oggi è un giorno di preghiera e nella Medina le poche botteghe aperte chiudono all’ora di pranzo, si decide di uscire dal centro cittadino attraverso Bab el-Guissa (costruita nel 1204 dagli Almohadi e restaurata dai Merenidi) e di prendere un petit taxi (100 dirham) che ci porti prima a vedere le Tombe Merenidi e il fantastico paesaggio della città di Fes dall’alto, poi il Palazzo Reale e la Mellah.

Le Tombe Reali Merenidi risalenti al XIV° secolo, che si trovano su una collina a nord della città, sono oggi in rovina ma, secondo Leone l’Africano, nel XVI° secolo ancora apparivano intatte con la loro decorazione in marmo. Dopo aver fatto le foto allo splendido panorama, con un vento gelido e talmente forte da farci perdere l’equilibrio, risaliamo sul taxi che ci porta verso il Palazzo Reale.

_DSC1434-copia-per-il-web

Arriviamo su Place des Alaouites dove si aprono i portali d’ingresso dorati del Palazzo Reale o Dar el-Makhzen che si estende su circa 80 ettari. Il complesso, il cui accesso è vietato e sorvegliato da varie guardie (di tre corpi differenti e con divise eterogenee), è fornito di vari mechouar (piazze d’armi), edifici di epoche diverse, un serraglio, una moschea, una koubba, una medersa merinide fondata nel 1320 e ampi giardini.

Risaliamo sul taxi che ci porta all’ingresso della Mellah, il quartiere ebraico costruito a partire dalla prima metà del XIII° secolo poco dopo la fondazione di Fes el-Jedid. “In passato era soggetto a una propria amministrazione, a sottolineare la segregazione rispetto alla città islamica. Prima del protettorato, inoltre, agli Ebrei di Fes era fatto divieto di cavalcare asini e cavalli e di indossare calzature al di fuori del ghetto” (AA.VV. Marocco, Touring Club Italiano 1988). Ci conducono alla scoperta del quartiere due ragazzi (200 dirham): vediamo il Cimitero dal tetto di una casa ivi prospiciente (40 dirham in totale) ed entriamo nella Sinagoga Ibn Danan (40 dirham in totale). Il quartiere è abbastanza fatiscente e si caratterizza per le pareti e le finestre blu e per la case con balconi e bowindows in legno. “Gli israeliti usavano un colorante (l’indaco) chiamato tekhelet. (…) Il colorante è noto come porpora di Tiro. Nella Torah agli Israeliti è comandato di tingere uno dei fili dei loro tallit (scialli di preghiera) con il tekhelet: allora quando guarderanno questo colorante penseranno al blu del cielo e a Dio sopra di loro in Paradiso. Il tekhelet corrisponde al colore della rivelazione divina (Midrash Rabbah Numeri xv). Il blu nell’Ebraismo ha quindi sempre avuto un significato importante in tutta la storia della cultura ebraica fino ad oggi. Il blu è stato anche associato ai dieci comandamenti. Quando Mosè e gli anziani salirono sul monte Sinai, videro Dio in piedi su un ripiano di zaffiro (blu) e le tavole della Legge erano fatte di quella pietra (cioè zaffiro), e quindi il blu sulle vesti doveva essere un ricordo permanente della Legge di Dio” (fonte wikipedia)

La nostra visita dura più di un ora. Alla fine prendiamo un petit taxi che ci riporta a Bab Boujeloud (20 dirham) e da li a piedi ci dirigiamo verso il Riad Bensouda dove ceniamo.

10-01-2015

Oggi, ultimo giorno di viaggio, andiamo in visita alla Concerie Chaouwara. Dopo aver fatto le foto dalla terrazza di un negozio che si affaccia sopra le vasche, decidiamo di girare per i vicoli facendo gli ultimi acquisti. All’ora di pranzo ci ritroviamo a girovagare sulla Place as-Seffarine (piazza degli artigiani che lavorano l’ottone) e la nostra visita è scandita dai martelli che battono per forgiare vari tipi di oggetti in questo metallo.

11-01-2015

Da Fes Saiss voliamo (con Ryan Air) verso Roma Ciampino: l’imbarco è alle ore 9,30 (prenotazione TRBKSE, SEQ 11, FR6562, posto 08A). E’ ora, purtroppo di tornare in Italia. E’ sempre difficile per me tornare alla quotidianità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Statistiche del Blog

  • 26,551 hits

Libri Per Viaggiare

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 3.813 follower

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: